Di Alessio Bellini

Come molte persone avevano fortemente temuto, anche all’Università di Torino hanno iniziato a far la propria comparsa i primi episodi di discriminazione autentica e ingiustificata, nonché di violenza verbale, relativi alla questione del Green Pass. Chi, infatti, non è in possesso della, o ha liberamente scelto di non esibire la certificazione verde, imposta dal Governo per partecipare a eventi accademici in presenza a partire dal Primo di settembre, si è ritrovato, talvolta, in situazioni a dir poco spiacevoli. Tra i detti episodi, due si sono verificati proprio nella prima settimana di entrata in vigore della normativa, e sono quelli di cui si parlerà in questo articolo.

Lo scorso 7 settembre, un docente di sociologia ha informato i propri studenti del fatto che l’esame che essi si apprestavano a sostenere si sarebbe tenuto in presenza, a meno che il candidato non si trovasse in condizione di fragilità, fosse residente fuori dal Piemonte o non fosse in possesso del famigerato Green Pass; fin qui nulla di discriminatorio da segnalare, senonché il professore ha aggiunto: “A tutti coloro che si impegneranno a sostenere l’esame in presenza verrà riconosciuto un punteggio aggiuntivo di 3 punti (un 15 diventerà un 18, un 24 diventerà un 27, un 30 diventerà un 30 e lode e via di questo passo).”, per poi concludere con un curiale caps lock: “LE MEDESIME CONDIZIONI VERRANNO RICONOSCIUTE ALLE PERSONE CHE, IN RAGIONE DELLA LORO DOCUMENTATA FRAGILITÀ, SI VEDANO COSTRETTE A SOSTENERE L’ESAME DA CASA.”, e riportare in calce gli immancabili, cordiali saluti, e l’augurio di un buon esame, “auspicabilmente in presenza”. Ora, escludendo la categoria dei fragili che, a questo punto, sarebbe più corretto nominare “intoccabili”, gli utenti veramente svantaggiati saranno coloro che provengono da fuori Regione o che, guarda caso, non sono muniti del certificato verde; essi, infatti, si vedranno costretti a spendere i soldi di un viaggio o di un tampone per ottenere tre punti bonus all’esame. Al contrario, i cosiddetti fragili e gli altri “intoccabili” per eccellenza, i vaccinati (che sono i nuovi “utenti fragili”, in quanto, così si dice, continuamente messi a rischio dai famigerati “no vax”), saranno liberi di sostenere un esame “da quindici” e vedersi assegnare una sufficienza. E noi che eravamo tanto ingenui da credere che il voto servisse a quantificare il livello di preparazione dello studente!

L’episodio avvenuto lo scorso 2 settembre, invece, è da ritenersi ancora più grave e discriminatorio di quanto quest’ultimo già non sia. Una studentessa di giurisprudenza si era recata, accompagnata da cinque amici, anch’essi studenti dell’Università di Torino, presso la sede di Palazzo Nuovo, per restituire un paio di libri che aveva in prestito. Essendo sprovvista di Green Pass, la ragazza ha chiesto al controllore di chiudere un occhio, in quanto la sua permanenza nella sede sarebbe durata soltanto il tempo di restituire i testi; e trovando, inoltre, paradossale il fatto di doversi sottoporre a un tampone a pagamento per accedere al Palazzo solo per alcuni minuti, quando una multa le sarebbe stata addebitata in ogni caso, se non avesse restituito i tomi. A quel punto, il piantone ha iniziato a ripetere di essere semplicemente ligio al proprio dovere, e ha iniziato a intimidire la ragazza, sostenuto anche da due guardie armate, le quali si sono erte dinanzi alla studentessa, contravvenendo, peraltro alla circolare pubblicata dall’Università, che recita: “Qualora […] ci sia rifiuto all’esibizione [del certificato verde], [l’addetto alla verifica] dovrà invitare l’interessato ad abbandonare i locali. In caso di rifiuto, l’addetto si metterà immediatamente in contatto con il Dirigente di riferimento che interverrà per la gestione di tali problematiche”. Non contento di essersi indebitamente assunto potere coercitivo, il piantone, alla domanda posta dalla studentessa “E se le chiedessero di deportarmi, lei lo farebbe?”, ha risposto affermativamente, davanti a ben nove testimoni: la studentessa in questione, i cinque compagni, le due guardie armate e un anziano signore che non ha specificato il proprio ruolo in quel contesto. L’episodio è indubbiamente ingiustificabile: la risposta del controllore non può in alcun modo essere interpretata come scherzo, né come reazione esasperata all’insistenza della giovane, ed è pertanto da condannare.

Non è accettabile che all’interno di un luogo libero, inclusivo e innovativo, quale dovrebbe essere l’università, avvengano discriminazioni di voto sulla base del possesso o meno di un certificato pseudo-sanitario, o che si verifichino episodi di intolleranza che rasentano l’apologia al nazismo: è dovere del Rettore, e di chi lavora assieme a quest’ultimo, prendere provvedimenti al fine di porre un punto definitivo alla escalation di discriminazione e violenza, quale si sta rivelando una misura che, al contrario, avrebbe dovuto garantire la sicurezza.

10 commenti su “Green Pass, discriminazione e violenza: due casi nella prima settimana all’Università di Torino”

  1. L’episodio della ragazza non è solo da condannare, bisogna sporgere denuncia all’autorità giudiziaria. Non molliamo terreno sulla questione delle nostre libertà costituzionali. #NoGreenPass

  2. Gentilissimi studenti,
    Mi chiamo Marco Boscato e sono un fotoreporter freelance di Torino che lavora per un Co-working di giornalisti che si chiama We Make Buzz. Con il presente commento vi chiedo se siete disponibili a rilasciarmi una breve intervista per dar voce e risonanza ai tristi episodi di cui siete stati protagonisti riguardo l’obbligo del possesso del green pass all’interno dell’università. Per contattarmi, vi lascio di seguito il mio numero di telefono: 3490793405
    Grazie e buona giornata.

  3. Ma il professore lo sa che il suo fantasioso e non richiesto incentivo alla vaccinazione collettiva è passibile di denuncia? In quanto docente di dinamiche sociali, il suo operato è ancora più grave e raccapricciante. Vige questo generale sentimento di intoccabilità e legittimazione, ma il codice penale continua a valere per tutti, fina a prova contraria.

  4. Ragazzi, io ormai sono laureata da un pezzo ma sono con voi. Per favore non fatevi lusingare da sedicenti giornalisti o fotoreporter, prima informatevi bene chi è, e
    Se non si sono chiaramente esposti prendendo una posizione chiara e come la vostra
    Soprattutto non fate dichiarazioni x telefono.
    Ma sono sicurissima che lo sapevate già, ad ogni modo questo commento è riferito anche a chi vi propone interviste!!!

  5. C’è il video, ci sono i testimoni, che questo aspirante squadrista venga denunciato alle autorità competenti. Entrambi sono passibili di denuncia, non bisogna solo indignarsi ma anche muoversi contro questi squallidi personaggi.

  6. Ragazzi, sapere che ci sono tanti giovani ancora in grado di usare capacità critica e discernimento è una luce nelle tenebre.
    Non demordete, non lasciatevi scoraggiare né intimidire, abbiate sempre coraggio!
    Un futuro senza diritti non è vita

  7. Confermo il consiglio di non parlare con nessun giornalista, per nessun motivo. Le interviste saranno SEMPRE manipolate per dimostrare che chi si pone delle domande è un terrorista violento

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