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TRENTO: Contro il Greenpass più restrittivo d’Europa.

Le rivendicazioni sono davvero fuori logica? In realtà esse appaiono portate avanti dalla voce di un popolo informato, stanco delle prese in giro e che vuole essere libero. Ascoltando i discorsi fatti nelle piazze, i manifestanti pretendono e rivendicano il rispetto dei loro diritti garantiti non solo dalla Costituzione, ma anche dai regolamenti europei e accordi internazionali.
Nella manifestazione del 18 settembre a Trento si è tenuto un discorso da parte degli universitari, rivolto al Rettore, al Presidente della Provincia, e in generale alla comunità anche per diffondere l’importanza di questa battaglia contro il Green Pass da parte di tutte le categorie coinvolte e di coloro che saranno ugualmente colpiti.
Non c’è rabbia nel discorso, ma la forza di chi sta combattendo contro un intero sistema per i propri diritti. Si richiedono i tamponi gratuiti per tutti, in modo da poter attuare uno screening completo ed efficace in vista di prevenire il contagio: se anche i vaccinati posso contrarre il virus e contagiare, in un’aula a capienza portata al 100% non sarebbe più sicuro se gli studenti facessero tamponi, magari salivari, così da essere realmente tutti tutelati?


L’altra motivazione di rivendicazione si pone su un piano diverso rispetto alla sicurezza individuale e collettiva in quanto si pone l’obiettivo di eliminare quel meccanismo discriminatorio imposto dal lasciapassare sanitario. Mentre il regolamento europeo dichiara che non debbano esserci discriminazioni tra vaccinati e non vaccinati, Mario Draghi impone decreti-legge volti a classificare in cittadini serie A e serie B, pur non essendo espressione di una maggioranza parlamentare democraticamente eletta.
La natura discriminatoria del Green Pass si mostra inevitabilmente sul piano anche economico: non poter affrontare l’ingente costo dei tamponi – nonché il correlato stress di sottoporsi al trattamento diagnostico ogni 48 ore – diviene già un surrettizio obbligo alla vaccinazione.
Inoltre, rispondere a coloro che per diversi motivi di salute non possono vaccinarsi di “valutare la situazione” ed eventualmente “stare a casa”, significa ignorare ogni forma di sensibilità verso le condizioni cliniche più fragili: una tale mancanza di tutela del diritto fondamentale allo studio, non è giustificabile neanche per una minoranza degli studenti.


Crea un mix di emozioni contrastanti vedere che nel 2021 il diritto allo studio non è dato per scontato, nemmeno in un paese che vuole definirsi civile e socialmente avanzato come l’Italia. Si sente spesso studenti raccontare che non volevano andare al bar, al cinema o ad un concerto, volevano solo entrare a lezione per seguire il corso, studiare ciò che li appassiona e in futuro dare un contributo alla società, la stessa che attualmente gli sta negando il diritto di formarsi (le tasse per frequentare continuano però ad essere richieste).
Per comprendere appieno la (voluta) assurdità discriminatoria degli ultimi provvedimenti del governo, basta vedere che anche per entrare in biblioteca a prendere un libro in prestito e uscire subito dopo bisogna avere il Green Pass. Non si tratta solo di non poter frequentare le lezioni, ma anche di non avere garantito un posto dove poter studiare o dove prendere in prestito libri necessari.


È straziante sentire in prima persona le parole di chi vive queste limitazioni, percepire lo sconforto, la mancanza di una soluzione e di un’istituzione che tuteli. Per questo nel discorso fatto il 18 settembre si richiede la possibilità di cooperare e cercare una soluzione per coniugare necessità di sicurezza e tutela di tutti i diritti di ogni singolo individuo.
Non c’è traccia di libertà e di diritti nel panorama attuale. Quanto li ha limitati questo Green Pass? Fin troppo. Un lasciapassare che ricrea atmosfere del secolo scorso che il nostro paese conosce bene. Come è stato ricordato alla manifestazione: il lasciapassare sanitario appare come la tessera fascista del nuovo millennio, fortemente raccomandata e non obbligatoria, anche se senza essa non si poteva lavorare, studiare, accedere a luoghi pubblici.
Un provvedimento del genere, con le ripercussioni che ha, è inaccettabile.
Non si può osservare come diritti costituzionalmente garantiti, ottenuti con anni di lotte, vengano improvvisamente messi tra parentesi da un decreto-legge.
Non si può accettare l’imposizione coercitiva di un trattamento sanitario mascherata da libera scelta.
Fino a quando la classe dirigente continuerà a governare con la coercizione ed il terrorismo, senza preoccuparsi di tutelare tutti i diritti e le libertà, il popolo si opporrà per porre fine a questo cortocircuito democratico e ottenere nuovamente le proprie libertà.

CREDITS: @Luisa Priscilla Carrano

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