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Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?

25 Settembre 2021. Intervento di Riccardo, Studenti contro il green pass Venezia

Benvenuti tutti, questa è una manifestazione di Studenti contro il Green Pass di Venezia. 

Essendo noi contrari alla subordinazione dei diritti rispetto al possesso di una certificazione verde, resa obbligatoria ma che prevede trattamenti sanitari non obbligatori, siamo andati a parlare con la gente, alla ricerca del dialogo.

Quando le nostre domande non trovano risposta, o meglio evidenziano la presenza di contraddizioni, i nostri interlocutori tentano di rifarsi su di noi domandandoci cosa proponiamo per uscire da questa situazione. La risposta verrà data alla fine di questo intervento, ma prima vi è un’evidente cortocircuito nella stessa domanda che va disinnescato:

Come possiamo uscire da una situazione della quale non sappiamo nemmeno come ci siamo entrati? Esisteva forse un parametro predeterminato, nel gennaio del 2020, attraverso il quale è stato stabilito che fosse in atto un’emergenza sanitaria?
Se sì, qual era? Se sì, esiste anche un parametro attraverso il quale stabilire quando questa emergenza possa dirsi conclusa?
Nel caso in cui invece questo parametro predeterminato non fosse esistito nel gennaio del 2020, potremmo dire di trovarci oggettivamente in una emergenza di questo tipo fin da quella data? E ancora, a maggior ragione, avremo mai un parametro attraverso il quale potremmo dire quando questa emergenza sarà finita?

Se la risposta è il silenzio, sappiate che tutto quello che avete sentito e ripetuto finora non era altro che un’illusione conveniente, ovvero quella che non c’è altro modo se non quello imposto dall’alto di uscire da un problema. Sapete, come disse Nietzsche “Le convinzionipiù delle bugiesono nemiche pericolose della verità”, e purtroppo la verità sembra essere che da questa emergenza non si uscirà fino a che non sarà conveniente uscirne o fino a che non pretenderemo di uscirne, come sta succedendo nel Regno Unito.

Lo ha detto lo stesso primo ministro tecnico italiano qualche anno fa che “l’Europa, e non dobbiamo sorprenderci, ha bisogno di crisi e di gravi crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali […]. È chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini […] possono essere pronti a queste cessioni solo quando […] c’è una crisi in atto, visibile, conclamata. […] Abbiamo bisogno delle crisi […] per fare passi avanti, ma quando una crisi sparisce rimane un sedimento, perché si sono messi in opera istituzioni, leggi ecc per cui non è pienamente reversibile”. 

Quindi ogni crisi, ogni emergenza, lascia un sedimento, rendendo la crisi non pienamente reversibile, mai davvero superata.

Emergenza quindi, o emergenze? Quella terroristica, quella economica, quella migratoria, quella climatica, quella sanitaria … Ognuna di loro comincia e ognuna di loro non finisce, ognuna di loro ci assale e si dà il cambio con la successiva. Continuiamo noi a trovarci in mezzo ad ognuna di esse inconsapevoli, ed inconsapevolmente ne paghiamo il prezzo. A livello di ossessione mediatica chiodo scaccia chiodo, emergenza scaccia emergenza: sanità scaccia immigrazione, sbrachi scacciano Spread, marò scacciano Crimea. Il nemico invisibile prima prende i contorni dell’attentatore, poi dell’evasore, poi dell’immigrato, poi del virus, ora del non vaccinato. Ma ognuno di questi resta in attesa, pronto ad essere invisibilmente chiamato a rapporto. Questi cavalieri inesistenti non vengono mai congedati del tutto.

Ogni nemico invisibile diventa nel frattempo un vicino, ogni vicino diventa una minaccia, ogni dissenso diventa un pericolo, ogni comunità si impoverisce, si detesta e si frantuma.

Ma forse non dovrebbe essere così: “nemico invisibile” si dice, perché esiste, ma non si vede, o non si vede perché non esiste, o almeno non esiste dove puntiamo il nostro sguardo. Forse il nostro nemico non è nell’amico di una vita, o nel figlio che si è cresciuto, né nel dipendente con cui si ha lavorato per anni. Forse il nemico invisibile va cercato in chi tenta ancora di mettere l’uomo contro l’uomo. 

Odio gli indifferenti. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa” per citare Gramsci.

Il nemico invisibile non è quindi nell’altro, ma in chi vuole che ci sia un altro a cui contrapporsi, in chi vuole apporre al tu la qualifica di non io. Il nemico è la convinzione del pensiero unico, e l’indifferenza per i pensieri differenti.

Pertanto, se per obiettare alle nostre contestazioni, colui che ci governa, o colui che ne permette e ne consolida – più o meno consenziente – l’egemonia, chiede al soggetto governato come gestire la situazione, ha forse una qualche legittimità per continuare a governare? Può poi un padrone essere interessato a cosa propone lo schiavo affinché cessi il suo sfruttamento così ben consolidato e congeniato?

Il tribunale di Lisbona ha reso noto il numero di decessi per Covid in Portogallo: non 17 mila come dichiarato dai media ma 152; lo stato di emergenza non è previsto dalla nostra costituzione e in Spagna è stato dichiarato incostituzionale; in Svezia mai è stata applicata con la nostra tenacia alcuna misura restrittiva come lockdown, coprifuoco, obbligo di mascherina o di certificazione verde, in Danimarca non ne faranno più uso, in Inghilterra hanno salutato ogni restrizione. 

In epoca di pandemia come si può gestire in maniera così opposta una stessa emergenza? Le persone che protestano e che vedono il pericolo di una deriva totalitaria qui in Italia meritano di essere obbligate alla reclusione e alla morte sociale? Lo meritano in uno stato dove vige la libertà di espressione e di stampa, di libera circolazione? Lo meritano dopo essere state costrette al confinamento, al coprifuoco, alle mascherine, all’obbligo di certificazione verde per poter lavorare? Meritano in una Repubblica che tutela l’istruzione di non poter più esercitare il diritto allo studio? Meritano in una Repubblica che tutela la salute dell’individuo che vengano ignorate le terapie domiciliari precoci? Meritano in una Repubblica democratica che i propri voti confluiscano da almeno 10 anni a questa parte nelle grinfie di governi tecnici, di governi di larghe o totali intese, sapientemente orchestrati fuori dal parlamento? Meritano in una Repubblica fondata sul lavoro che il lavoro sia usato come strumento di ricatto? Meritano in una Repubblica che richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, di essere etichettati, loro che provano ad arginare il pericolo dittatoriale, come pericolo pubblico? Meritano di subire esternazioni come richiamerei in servizio Bava Beccaris? O mi divertirei a vederli morire come mosche? O se fosse per me costruirei anche due camere a gas? O se me lo dicessero li deporterei? Non è questa forse violenza? Incitamento all’odio? 

A noi non piacerà il duce,
Né eletto né non eletto,
Né di destra né di sinistra,
Né politico né tecnico,

A noi non piacerà mai essere struzzi,

e perciò chiediamo: “fino a quando Catilina abuserai della nostra pazienza? Quanto a lungo ancora codesta tua follia si prenderà gioco di noi?

Quindi ecco la soluzione per uscire dalla emergenza sanitaria: usare gli strumenti del λόγος per richiamare tutti alla libertà quando si vuole il controllo, alla egualità quando si vogliono persone più uguali delle altre, alla fratellanza quando si vuole l’odio verso il prossimo, al rispetto della persona umana quando si vuole solo farle violenza.

Si dichiari l’emergenza finita, perché i rimedi, siano essi preventivi come il vaccino o siano precoci come le terapie domiciliari, esistono. Si dichiari l’emergenza finita perché stante così la situazione non vi è alcun criterio o documento che faccia appello a qualsivoglia parametro – come il n° di casi, di terapie intensive e di morti – in base al quale poter dichiarare altrimenti conclusa questa emergenza. Si dichiari l’emergenza finita, perché questa sta provocando fratture e drammi economici, sociali, etici e politici gravissimi nel paese. Si dichiari l’emergenza finita perché in altri paesi del mondo le restrizioni non sono in vigore.

Si dichiari cessato il tempo nel quale i portatori sani sono considerati malati asintomatici e nel quale i cittadini onesti sono considerati pericolosi dissenzienti. Si dichiari cessato il tempo nel quale sono condannate alla morte sociale le persone che si rifiutano di sottoporsi ad un trattamento sanitario non obbligatorio e sperimentale, anche qualora esse si siano sottoposte a questo già una volta, o una seconda, e si rifiutino di procedere oltre. Si dichiari cessato il tempo nel quale invece che potenziare la sanità pubblica se ne infliggono continuamente tagli, mentre si cercano fantomatici nemici della scienza a cui additare la colpa di ogni eventuale problema. Si cessi di proseguire l’attentato alla Costituzione nell’omertà generale e ci si stringa intorno ad essa. Nessun lasciapassare verde fascista, né ora, né mai, grazie.

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