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Dalla scuola alla fabbrica (e ritorno)


Oggi è il 15 Ottobre 2021, e l’autunno è caldissimo. Gretinismi a parte, per una volta la temperatura si è alzata piacevolmente. Perché? Perché oggi doveva essere un giorno di lutto, e invece è stata una giornata di straordinaria partecipazione democratica nelle piazze di tutt’Italia, e questa è già una speranza.
Il potere, da oggi, gioca a carte scoperte. La sua strategia è ormai chiara, e duplice: da una parte la compressione delle libertà costituzionali, al fine d’attuare una progressiva rimodulazione della società in chiave totalitaria ed autoritaria; dall’altra parte, il tentativo pretestuoso di delegittimare ogni qualsivoglia forma d’opposizione che si ponga come autenticamente alternativa alla linea dominante, attraverso l’attuazione d’una vera e propria “strategia della tensione” ripescata, pari pari, da qualche anfratto polveroso degli anni ’70.
E menomale che i sessantottini ritardatari saremmo noi! Quando, probabilmente, sono invece loro i veri nostalgici di quell’epoca (e, col senno di poi, si capisce bene anche il perché).
Del resto, già Pasolini si domandava negli stessi anni ’70, rivolgendosi a Moravia, se il vero scopo di questo “antifascismo in assenza di fascismo” non fosse, in realtà, quello di essere “un’arma di distrazione di massa che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per veicolare il dissenso” e per “spingere le masse a combattere un nemico inesistente mentre il consumismo moderno striscia, si insinua e logora la società già moribonda”.
La modalità utilizzata è la stessa degli ultimi mesi, semplicemente resa ancora più radicale; e cioè, la messa in concorrenza reciproca dei diritti. Infatti, esattamente come gli individui forza-lavoro (o qualsiasi altra merce sulla piazza), anche i diritti della persona divengono acquistabili ad un prezzo di mercato, ovvero “competitivo”, aprendo la strada alla cosiddetta “concorrenza dei diritti”, per cui il diritto alla salute entra in conflitto d’interesse ora con quello alla istruzione, ora alla libera circolazione, ora al lavoro, etc… e cioè determinando un contrasto, che non dovrebbe essere, tra quelle che sono le “caratteristiche fondamentali” della persona giuridica (tutte, per definizione, ugualmente inalienabili), in una pressoché totale analogia tra
“legge di mercato” e “legge” propriamente detta.
Detto in parole povere, quando ad un diritto viene sostituito un interesse, il cittadino diviene tanto più libero quanto più merce-diritto alla libertà può permettersi; tradotto, quanti più tamponi usa e getta è in grado di acquistare con il suo proprio denaro.
Perché, dunque, la giornata di oggi sarebbe stata una giornata di lutto? Perché da oggi, in questo Paese e solamente in questo (perlomeno su questo pianeta), il diritto al lavoro sarebbe stato subordinato, per legge (e quindi direttamente e non indirettamente), agli interessi arbitrari, politici ma, in definitiva, soprattutto economici, della classe dominante. E il tutto, naturalmente, piantando l’ennesimo chiodo sul coperchio della cassa da morto della nostra Costituzione.
Perché non è stato così? Perché dappertutto, dalle scuole alle fabbriche, dalle università alle aziende, nelle piazze di tutto il Paese s’è riunita una folla dissidente, manifestante il proprio diritto fondamentale, quello che nessun potere politico può concedere e quindi nemmeno revocare: il diritto ad esistere, ovvero a resistere, come l’esperienza dei portuali di Trieste ci sta insegnando in queste stesse ore. Noi studenti, in quanto forza-lavoro in via di formazione, non dobbiamo pensare di essere meno direttamente chiamati in causa dai provvedimenti che il governo ha preso oggi: questa lotta ci riguarda in prima persona, perché non è solamente una lotta per il diritto ad avere un lavoro rispettoso della dignità umana, ma anche perché si tratta di una lotta per la tenuta democratica di questo Paese, per la re-esistenza della possibilità reale di un
futuro diverso, progettato secondo valori davvero alternativi a quelli che la morale stanca di questi padroni ci propina ormai quotidianamente, da ben prima della cosiddetta “pandemia”.
Esistono due tipi di corruzione, diceva Montesquieu; una è quando il popolo non osserva le leggi, l’altra è quando esse lo corrompono. Forse, di fronte all’asperità di questi tempi, qualcuno avrà ceduto alla corruzione delle leggi, ma se pensate che si potrà forzare la gente a vedere un dolo dove non vi è, resterete delusi nello scoprire che sarete riusciti semplicemente a trasformare il dolo in un atto legittimo. Il potere ha cancellato i confini tra cosa è diritto e cosa non lo è, col pretesto d’una emergenza che, in realtà, è un metodo di governo; ma qualcuno si sbaglierebbe di grosso, se pensasse che questa confusione avvenga a solo vantaggio della classe dominante, perché il popolo non vede la colpa, ma vede benissimo la punizione
e soprattutto la mano che lo colpisce, e poiché vede la punizione dove non trova colpa, ben presto finirà per non vedere più neanche una colpa dove prima era punizione, e alla mano che colpisce può porgere solo due guance: una è già di troppo.
Filippo Adussi

2 commenti su “Dalla scuola alla fabbrica (e ritorno)”

  1. Ricordiamoci che tutto questo nasce dalla violenza, nel profondo del cervello di ogni essere vivente al fine di sopravvivere, ma che dobbiamo superare grazie all’intelligenza, per non ammazzarci a vicenda…

  2. Bravi, continuate così! portuali e studenti sono le teste d’ariete per rovesciare la dittatura; lo straordinario è il punto d’incontro tra le due realtà sociali: se da una parte lo studente dovrebbe rappresentare l’intellighenzia e la leadership economica e istituzionale del futuro, dall’altra parte il lavoratore rappresenta la forza realizzatrice di tale leadership. Cosa li unisce? soltanto un’azione dettata dalla coscienza morale dei singoli individui, una coscienza che non si insegna ma si impara nella vita confrontandosi con la sofferenza e con la lotta, una lotta in primis con sé stessi in modo da esprimere poi la giusta pretesa sugli altri per una equivalente espressione di moralità. L’Italia e forse tutto l’occidente risorgerà da queste ceneri di disfacimento e lo farà rimettendo al centro dell’individuo l’etica e l’onestà morale.

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