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Università della Calabria, il campus della discriminazione per eccellenza


Sarebbe di una gravità inaudita quanto riportato dagli studenti dell’Università della Calabria riguardo le modalità di erogazione dei servizi connessi alla borsa di studio. 

In fase di compilazione della domanda di borsa, sarebbe stato possibile per lo studente, qualora beneficiario e fuori sede, scegliere se vedersi assegnato un alloggio presso le residenze del campus oppure, novità introdotta quest’anno, avere il proprio status equiparato a quello di studente pendolare e, quindi, poter disporre di una quota in denaro della borsa maggiorata.

Il bando unico per l’assegnazione di servizi e benefici è stato pubblicato ben prima che l’obbligo di certificazione verde Covid-19 fosse effettivo per gli studenti universitari; in tale documento si menziona che sarebbero potuti, in seguito, essere richiesti ulteriori documenti (es. green pass o esito negativo tampone) ai fini della presa in consegna del posto alloggio.

Sembrerebbe tutto nella norma, salvo, per chi avesse scelto di non vaccinarsi, il dover pagare i tamponi di tasca propria per accedere all’alloggio assegnato (o al resto delle strutture d’ateneo).

Si evince già una prima discriminazione; lo studente beneficiario di borsa di studio, sicuramente, non si trova in una condizione economica familiare particolarmente agiata e sostenere un tampone ogni 48h é una spesa non indifferente, confrontabile, di fatto, con il costo mensile di una camera in affitto.

Peccato non finisca qui.

Non solo l’Unical non offre tamponi gratuiti agli studenti per ottenere il green pass (almeno non per l’alloggio e per frequentare le lezioni) ma, come se non bastasse, cerca di spingerli coercitivamente, contro la loro volontà, alla vaccinazione.

Questa è la spiacevolissima situazione in cui si sono trovati alcuni studenti non vaccinati e beneficiari di posto alloggio e in particolare uno degli studenti.

Il ragazzo, pur avendo seguito correttamente le procedure e caricando i documenti necessari sull’apposita piattaforma, ha avuto  negata la presa in consegna dell’alloggio assegnato;

sul modulo da compilare ed allegare ai documenti da caricare, veniva richiesta la durata di validità del green pass, da cui è possibile risalire allo stato vaccinale degli studenti.

Questo costituisce una gravissima violazione della privacy e la spiegazione data dagli addetti del centro residenziale è a dir poco agghiacciante: senza mezzi termini, viene riferito che la durata del contratto di fruizione dell’alloggio sarebbe stata equiparata alla durata di validità della certificazione verde e che non sarebbe stato, in alcun modo, possibile stipulare un contratto con durata di 48h. Viene altresì riferito che sarebbe stato possibile perfezionare la propria posizione caricando un green pass valido, ottenuto da vaccinazione, appena questo fosse stato disponibile. – Diversi malcapitati studenti, i cui corsi di laurea sono erogati esclusivamente in presenza, sono stati costretti a seguire questa strada. Altri hanno dovuto rinunciare al posto alloggio in vista di probabili sanzioni qualora fossero riusciti miracolosamente a stipulare un contratto di fruizione tramite tampone; l’ateneo infatti esige che la certificazione verde caricata su apposita piattaforma sia valida 24 ore su 24, anche quando lo studente non dovesse trovarsi fisicamente nell’alloggio.O, almeno, questo è stato fatto intendere da chi di dovere. –

Ironia della sorte,passato, per lo studente, il termine ultimo per la presa in consegna, il centro residenziale abbia cambiato idea e abbia deciso di accettare anche green pass ottenuti da tampone, purché rinnovati ogni 48h. Peccato però che per l’ultima categoria di studenti descritta non ci sia comunque più nulla da fare; non hanno potuto avere diritto alla quota in denaro maggiorata di cui sopra, in quanto questa andava richiesta esclusivamente in fase di domanda e si sono trovati anche senza alloggio per la rinuncia avvenuta – facendo passare il tutto in sordina, addossando la colpa alla negligenza degli studenti, e all’ateneo, che avrebbe dovuto tutelare e semplificare i propri studenti, piuttosto che complicare e ostacolare l’iter burocratico.

È proprio il caso di dirlo, mai come in questa occasione, dopo il danno, anche la beffa, la quale riguarda però ogni studente che, in quanto essere umano, si ritrova senza più alcun diritto riconosciuto e tutelato. 

Una vergogna per tutto l’istituto.

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