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Quale libertà ?



Di Veronica Duranti:

La libertà  non è un diritto, la libertà è una condizione dell’uomo. Così come la salute in sé non è un diritto ma uno stato psicofisico.

Di riflesso esiste un diritto a non vedersi lesa la salute ed un diritto a non vedersi lesa la libertà. Entrambi i diritti, a differenza dei beni che tutelano che sono elementi intrinseci dell’uomo, sono frutto del contesto socio-economico e culturale di una data comunità in un preciso momento storico.

Non esiste un diritto astratto alla libertà generalmente intesa, così come non esiste un diritto alla salute intesa astrattamente. Cosa è la salute? Cosa si intende per libertà?

Premesso che la libertà dell’essere umano quando viene al mondo è potenzialmente infinita e resterebbe tale in una terra popolata da un solo individuo, nel momento in cui l’uomo si trova a vivere in gruppo la libertà subisce delle restrizioni spontanee o concordate causate dalle esigenze di vita stesse. La domande che un gruppo composto da più di un individuo si trova di fronte non è “come tutelare la libertà?” ma “come e perché limitare la libertà?”.  Cioè in base a quali principi e a quali valori è giusto che la libertà, caratteristica intrinseca e potenzialmente infinita dell’uomo, venga limitata affinché vengano garantiti a tutti e ad ognuno una serie di diritti fondamentali.

In questo periodo è emersa come mai prima d’ora la contrapposizione, a mio parere fittizia, tra libertà dell’individuo e tutela della collettività. Le persone sono realmente libere solo se vivono in una collettività organizzata e regolata in maniera tale non che la libertà di ognuno sia infinita e indefinita, ma dove il suo limite costituisca un dovere nei confronti di ognuno degli altri membri della comunità e viceversa. Non esistono diritti senza corrispondenti doveri. Non esiste una libertà indefinita senza che essa si trasformi nella tirannia del più forte.

Il compito di ogni comunità è definire su quali principi ordinarsi e quali sono i diritti fondamentali ai quali corrispondono altrettanti doveri.

La libertà individuale non è in contrapposizione con la tutela della collettività perché in una collettività sana tutti i diritti del singolo trovano tutela. Ciò a cui stiamo assistendo in questi tempi ci porterà a rifiutare ogni dovere verso i nostri simili e un individualismo ancora più sfrenato di quello precedente se non siamo in grado di discernere la fonte delle limitazioni e dei ricatti dei quali siamo vittime dalla maschera dietro cui si nascondono.

La tutela della collettività, il rispetto di doveri reciproci, la solidarietà “politica, economica e sociale” della nostra Costituzione sono valori giusti.

Ciò che non è giusto è usarli come pretesto per applicare misure che non sono volte assolutamente alla difesa della collettività ma alla difesa dei singoli.

In una collettività equa, giusta e solidale la maggioranza non imporrebbe mai un trattamento sanitario obbligatorio sperimentale e potenzialmente mortale alla minoranza, ma attraverso il rispetto di doveri reciproci appunto e attraverso reciproche limitazioni della libertà, si troverebbe un compromesso rispettoso dei principi sui quali quella collettività si fonda, nel nostro caso la Costituzione.

Il punto cruciale che non si capisce è che queste misure non sono frutto del predominio della collettività sui singoli, come appare, ma al contrario dell’indefinita e illimitata libertà di pochi singoli sulla collettività. In una società piramidale e classista la libertà piena è esercitata solo da chi possiede i mezzi economici e di conseguenza il potere politico per esercitarla e imporre invece alla collettività leggi limitative della libertà individuale e collettività, non in virtù di qualche principio, ma come difesa del loro potere economico e politico.

Quello che dobbiamo fare non è rispondere a questa società individualista e ipocritamente solidale con altro individualismo e disprezzo della collettività ma ripensare un modello di società non piramidale ma orizzontale e trovare nuovi modi di far coesistere la libertà individuale e il benessere della collettività senza cadere nella trappola della reazione allo stato di cose presenti e contrapporre all’individualismo delle élite camuffato da tutela della comunità un individualismo e un egoismo “popolare” che porterà a conseguenze e una forma di stato e di governo non diverse da quelle attuali. Dopo le esperienze liberali e l’esperienza sovietica, spetta alla nostra generazione trovare un nuovo modo di far coesistere la già ricercata da Pisacane “Libertà e Associazione”.

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