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La variabile dell’incertezza nell’equazione della libertà



Di Chiara Legnaro:

La libertà è.

‹‹Il desiderio di accrescere la libertà, di condurre una vita piena e gratificante, e il corrispondente tentativo di scoprire i segreti della natura e dell’uomo, comportano il rifiuto di ogni norma universale e di ogni tradizione rigida. Essi comportano, naturalmente, anche il rifiuto di gran parte della scienza contemporanea››. (PAUL FEYERABEND)

La libertà è scelta, poter scegliere tra molte opzioni. Più sono le opzioni, più diviene difficile discernere tra le tante proposte e scegliere in sicurezza. Al fondo della libertà, vi è l’incertezza.  Questo semplice assioma l’aveva intuito lo stesso Edgar Morin, quando affermava con saggezza che ‹‹l’unico pensiero che valga è quello che si alimenta della propria incertezza››, quell’incertezza che alimenta il fuoco sacro della ricerca, del mistero, dell’approfondimento e della voglia di capire. Parlare di libertà, ai tempi della pandemia di Covid19, significa parlare necessariamente di incertezza: sul futuro, sul presente, su sé stessi, sui propri rapporti personali e molto altro ancora. Cosa sta accadendo? Quanto durerà? Come ne usciremo? Tutte queste domande inquietano esistenzialmente ciascuno di noi, forse non consapevolmente, ma come costante rumore bianco di fondo che sempre percorre le nostre giornate.

Parlare di libertà, ai tempi della pandemia Covid19, significa riflettere sulla natura di questa incertezza esistenziale e sulle modalità di risposta che ciascuno di noi, nel proprio piccolo, si costruisce per rimanere quanto più al sicuro possibile. C’è chi ha scelto di accettare in blocco, chi di negare radicalmente, chi ancora ha scelto di immergersi in una fitta rete di ricerca e di studio, per placare con la scoperta quotidiana la sete di conoscenza.

La libertà è scelta: individuale, misteriosa talvolta, dignitosa per lo più. Feyerabend sosteneva, in “Contro il Metodo”, che qualsiasi cosa può essere “scientifica” se funziona per il singolo, anche se non è spiegabile con i modelli della scienza contemporanea. Applicando tale principio a questo particolarissimo contesto, ci rendiamo conto che abbiamo veramente molto poco da obiettare verso le scelte individuali e personalissime che ciascuno di noi ha deciso di adottare. La complessità di un evento così invasivo, nella nostra vita, non può che attendere una complessità e una varietà di risposte che allo stesso tempo difficilmente è possibile ridurre ad una strada maestra. La scienza procede anche per tentativi ed errori, quando non decide ad un certo punto di essere trasformata in scientismo e dunque in un dogma indiscutibile. Paradossalmente, anche chi decide di abbracciare questa curiosa forma di religiosità moderna compie una scelta: la libertà è essere consapevoli di star scegliendo.

Certamente, un pensiero e una forma di ricerca alimentata dal dubbio, dall’incertezza, dallo spirito critico e della ricerca autonoma richiedono un dispendio di tempo ed energia non indifferente, una costante messa in discussione delle proprie certezze e delle proprie sicurezze. Ciò che forse più spaventa, di tutto questo processo, è la dimensione dell’ignoto e del mistero che la nostra mente, per sopravvivenza ancestrale, è portata molto facilmente a risolvere razionalmente, ad inquadrare nella scatola della logica e del raziocinio così da poterla controllare. Già Martin Heidegger aveva intuito che la più grande paura di tutto il genere umano, è la paura della morte; aveva dedotto così che, una volta fatto pace con tale paura, la vita avrebbe potuto tornare ad esistere splendente e decadente, libera e autentica.

Come si concilia questa nota esistenzialista con la libertà ai tempi della pandemia? Si concilia, forse, con la riflessione sul fatto che la morte e il morire sono divenuti oramai per la nostra società un tabù pari a quello delle pratiche sessuali in epoca vittoriana? L’illusione della lunga vita, del “per sempre”, la chirurgia estetica per nascondere la decadenza del corpo, la cremazione come scelta al posto della sepoltura, sono tutti sintomi di una società profondamente malata non di Covid, bensì di mancata accettazione naturale della morte e della decadenza. Il progresso della scienza e della medicina ha illuso l’uomo di poter controllare tutto, persino i cicli della vita: ad esso non è però seguita un’analoga consapevolezza della cultura umanista, che avrebbe dovuto invece reintegrare quella carenza di accettazione della morte e salvarci dal dramma dell’immortalità. Forse con la pandemia abbiamo riscoperto di essere mortali? Forse la vera libertà non può prescindere, né ignorare, la ciclicità della vita? La libertà è un grande abbraccio alla complessità degli eventi, è un fare pace con la possibilità di scegliere anche nell’incertezza. Se la svendiamo per paura della morte non avremo mai l’immortalità, ma solo una morte da non liberi: la libertà è la serena accettazione della propria mortalità.

1 commento su “La variabile dell’incertezza nell’equazione della libertà”

  1. Esattamente, accettare di essere mortali e che vivere significa correre dei rischi, ma evitarli significa essere già morti.
    E bisogna imparare a prendersi le proprie responsabilità… non ubbidire o chiedere continuamente consiglio agli esperti e neanche seguire regole e protocolli, anche se si sa che sono sbagliati, solo per poter dire: “Ma io ho fatto solo ciò che mi è stato detto!”
    MENO MALE CHE CI SIETE! RIBELLATEVI AI VECCHI CHE NON VOGLIONO PERMETTERVI UNA VITA DEGNA
    NADIA (SESSANTENNE)

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