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Compagni di Draghi

“Le forme degli Stati borghesi sono straordinariamente varie, ma la loro sostanza è unica: tutti questi Stati sono in un modo o nell’altro, ma in ultima analisi, necessariamente, una dittatura della borghesia.”

(V. Lenin, Lo Stato e la rivoluzione)

Dovrebbe essere sufficiente questa singola frase a far sorgere il dubbio ad ogni sedicente compagno circa la ratio delle cosiddette misure sanitarie imposte negli ultimi due anni. Il concetto di stato borghese, come espressione degli interessi di una classe e di oppressione di essa sulle altre, dovrebbe far nascere quantomeno il sospetto, nei compagni, che un banchiere non imponga il green pass e l’obbligo vaccinale per favorire l’emancipazione del proletariato. 

Quello che abbiamo visto invece negli ultimi due anni è stato il totale assecondamento, da parte di alcune forze comuniste o autodichiarate tali, della narrazione del governo (borghese) sulla pandemia e la collocazione quindi, sul terreno della lotta di classe, dalla parte sbagliata della barricata.

In particolar modo l’adesione totale al nuovo regime è avvenuta sul piano dell’acritica accettazione della propaganda mainstream, l’adesione cioè a quel “giornale borghese” a cui “l’operaio doveva negare la sua solidarietà” poiché, Gramsci scriveva, “tutto ciò che stampa è costantemente influenzato da un’idea: servire la classe dominante, che si traduce ineluttabilmente in un fatto: combattere la classe lavoratrice.”

Tutto d’un tratto quei giornali borghesi, per questi compagni, hanno iniziato a dire la verità assoluta e indiscutibile ed è così che, con lo stesso disprezzo di Selvaggia Lucarelli, essi additano come no-vax ,fascisti ed egoisti tutti quelli che contestano le misure del governo, posizionandosi in questo modo tra le frange più reazionarie dello scacchiere politico, le stesse che dicono di avversari.

Sono due fondamentalmente le ragioni che hanno portato queste persone e queste entità politiche a non intravedere, neanche da lontano, le potenzialità rivoluzionarie e l’essenza della lotta di classe nei movimenti popolari contro green pass e restrizioni. Seppur le richieste siano di stampo prevalentemente liberale, infatti, essi sono gli eredi dei movimenti contro la globalizzazione e in generale essi sono un esempio di resistenza e opposizione popolare all’oppressione.

La prima di queste ragioni è  che buona parte delle forze comuniste sono ancorate ad una lettura astratta e moralistica del concetto di “bene comune” e di “difesa del bene comune” del tutto avulso dal contesto socio-ecocomico. Da qui la valutazione politica fuorviata di tutte le misure che, sempre il governo borghese, ha dichiarato essere a difesa della collettività, di qui la riduzione dell’analisi di classe al “anche a Cuba portano le mascherine” in una logica puramente consequesnzialista, tralasciando gli intenti dei rispettivi governi e la natura politica di essi.

L’altra è la concezione di lotta di classe come un qualcosa con caratteristiche sempiterne, idealizzata e cristallizzata, nell’immaginario, nelle dinamiche novecentesche di lotta opeari-padroni e la non valutazione quindi della possibilità di diverse manifestazioni della lotta di classe in contraddizione netta con Marx tra l’altro  (“Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in breve, oppressori e oppressi, furono continuamente in reciproco contrasto, e condussero una lotta ininterrotta, ora latente ora aperta; lotta che ogni volta è finita o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la comune rovina delle classi in lotta.” Il Manifesto del partito comunista) il quale non relega la lotta tra oppressi e oppressori all’epoca del dominio borghese (e quindi allo sfruttamento capitalistico in senso stretto nelle modalità fino ad ora note); la concezione di essa come limitata al concetto di lotta capitale-lavoro in senso quasi letterale, e quindi da giocarsi solo ed esclusivamente sul terreno economico. 

Eppure fu proprio Lenin a sostenere che “La coscienza della classe operaia non può diventare vera coscienza politica se gli operai non si abituano a reagire contro ogni abuso, contro ogni manifestazione dell’arbitrio e dell’oppressione, della violenza e della soperchieria, qualunque sia la classe che ne è colpita, e a reagire da un punto di vista socialdemocratico e non da un punto di vista qualsiasi.” 

La maggior parte di queste formazioni politiche non comprende che la contraddizione principale nella quale si manifesta l’oppressione della classe dominante, allo  stadio attuale del capitalismo e in questo particolare periodo storico, è proprio quella della gestione pandemica e delle cosiddette misure sanitarie. Molti compagni, non distinguono inoltre la questione puramente medico-sanitaria dalla trasformazione sociale, politica e culturale che porta con sé il Grande Reset, nascosta dietro la vetrina della “lotta al Covid”.

Certi compagni che additano come complottisti quelli che parlano di Grande Reset, inoltre, dovrebbero ricordare che nel lontano 1848 qualcuno prevedeva – e giustificava ciò come una necessità per la sopravvivenza del sistema capitalistico – proprio quello che stiamo vivendo. 

“La borghesia non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione, i rapporti di produzione, dunque tutti i rapporti sociali. Prima condizione di esistenza di tutte le classi industriali precedenti era invece l’immutato mantenimento del vecchio sistema di produzione. Il continuo rivoluzionamento della produzione, l’ininterrotto scuotimento di tutte le situazioni sociali, l’incertezza e il movimento eterni contraddistinguono l’epoca dei borghesi fra tutte le epoche precedenti. Si dissolvono tutti i rapporti stabili e irrigiditi, con il loro seguito di idee e di concetti antichi e venerdi, e tutte le idee e i concetti nuovi invecchiano prima di potersi fissare. Si volatilizza tutto ciò che vi era di corporativo e di stabile, è profanata ogni cosa sacra, e gli uomini sono finalmente costretti a guardare con occhio disincantato la propria posizione e i propri reciproci rapporti.”

(K. Marx, Il Manifesto del Partito Comunista)

Le attuali minoranze che lottano contro il Green Pass e le misure del governo si configurano a tutti gli effetti come avanguardia (inconsapevole nella maggior parte dei casi) della lotta di classe e di resistenza contro un mutamento di portata epocale (ad opera della borghesia), ultima scialuppa di salvataggio all’interno di una delle più grandi crisi delle classi dominanti vista fino ad ora tanto in termini di rapporti di produzione quanto di egemonia culturale. Il programma del Grande Reset viene infatti applicato sull’onda della pandemia, ma indipendentemente da essa – molti processi sarebbero stati implementati comunque, in tempi più lunghi – con grande fretta dopo i fenomeno dei Gilet Gialli e dopo il voto alla Lega e al 5Stelle, il più grande “vaffanculo” della classe lavoratrice e delle masse popolari in Europa alle élite, alla casta, al potere inteso come sfruttatore, opprimente e antipopolare e infine al Neoliberismo stesso.

Partendo dall’ultimo fattore del dominio menzionato – entrato in crisi e prontamente rimpiazzato – cioè l’egemonia culturale dei dominanti sulle masse, si può dire che “il culto della pandemia” ha momentaneamente sostituito quello descritto da W. Benjamin come “culto del capitale”, e lo ricalca perfettamente nelle sue molteplici sfaccettature se non altro per la “durata permanente del culto”. Tutti i giorni, nelle azioni grandi come in quelle più piccole; viene messa in atto la celebrazione del Covid19, in tutte qui gesti privi di fondamento scientifico ma ormai divenuti automatici; nella nuova morale pubblica connessa alla pandemia che ha fatto sorgere un nuovo codice comportamentale che determina l’inclusione o l’esclusione sociale. Non è più “il più figo” quello con la Porche ma il tridosato con la FFP2 correttamente indossata. Nella scala dei requisiti per l’accettazione sociale la ricchezza e lo sfarzo, tipici degli anni Ottanta e Novanta, passano in secondo piano rispetto alla piena adesione alla narrazione pandemica. I miti del capitalismo della “bella vita”, del self-made man e del divertimento sfrenato hanno lasciato il posto a quelli del “capitalismo della sorveglianza”.

Per quanto riguarda invece i rapporti di produzione, abbiamo visto la progressiva distruzione della piccola e media impresa e l’ulteriore accentramento dei mezzi di produzione nelle mani di poche multinazionali. Questa rivoluzione dei rapporti di produzione è sovrapponibile, in un certo senso, alla prima rivoluzione industriale, alla distruzione sul piano concorrenziale degli artigiani e della piccola borghesia cittadina da parte della grande borghesia industriale. 

In questo caso assistiamo alla messa fuori gioco e alla progressiva scomparsa non solo delle attività artigianali, del settore della ristorazione, turistico e simili, ma anche della grande borghesia nazionale e della costituzione di grandissimi monopoli con il pieno controllo degli stati, ridotti a mere amministrazioni periferiche di un impero con il probabile esito finale di un nuovo feudalesimo digitalizzato.

Fermo restando dunque lo sfruttamento capitalistico formalmente presente nella piccola e media borghesia, esse sono da considerare, allo stato delle cose attuale e in questo preciso momento – certi compagni non lo capiscono – avversari, non nemici.

Essi non lo capiscono e dunque non colgono quanto c’è di rivoluzionario in una piazza vessata dalle misure del governo ma composta prevalentemente da partite iva e ristoratori; nella loro analisi il bottegaio è l’equivalente del capitano d’industria o del CEO di una multinazionale. 

Il Green Pass, l’obbligo vaccinale, i lockdown altro non sono che strumenti di oppressione borghese, messi in campo dalle stesse persone fomentatori e spalleggiatori di guerre militari ed economiche, alleati di Stati Uniti ed Unione Europea. Non si può essere contro Draghi quando parla di PNRR e di guerra e poi essere con Draghi quando parla di Green Pass. Non si possono osannare come nuovi bolscevichi gli operai che – giustamente e per fortuna – occupano una fabbrica e poi additare come fascisti e invasati milioni di persone che scendono in piazza contro il Green Pass e l’obbligo vaccinale, imposto e voluto dagli stessi poteri che delocalizzano, licenziano e sfruttano. La “dittatura della borghesia” ha molteplici facce e opprime in molteplici modi. E’ oltremodo ingenuo, da comunisti, credere nella neutralità della medicina considerata ora come “LaScienza” e non come una scienza. Ricordo a tal proposito che ai tempi dello Spread “LaScienza” prediletta dallo Stato non era la medicina, bensì l’economia. La scienza può facilmente divenire “LaScienza”, strumento di dominio delle masse da parte del potere.

Della natura della scienza e della ricerca scientifica, inoltre,  parlava Gramsci con queste parole, parole che certi compagni dovrebbero tenere più in considerazione di quelle di Parenzo o di Lili Gruber:

“Le verità espresse dalla ricerca scientifica non sono verità assolute e definitive ma sono approssimazioni storiche e la scienza è un movimento in continuo sviluppo. Se infatti la verità scientifiche fossero definitive ed acquisite definitivamente su un piano assoluto e metastorico, la scienza come tale avrebbe cessato di esistere. Si ha quindi che la scienza è una categoria storica, essa offre parametri di interpretazione della realtà che sono varianti e varieranno con il variare delle epoche storiche. In realtà anche la scienza è una superstruttura, una ideologia. La scienza quindi non ha una sua validità assoluta, al di là del tempo, ma rappresenta nella sua storia il reflusso di rapporti di forza reali all’interno delle classi e dei modi di produzione.”

(A. Gramsci, Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce)

“Credo che il governo sia ancora in tempo per varare l’obbligo vaccinale. Ne abbiamo perso tanto. Troppo. Si rischia di frenare la ripresa, di lasciare spazio alla pandemia. Capisco che è difficile per qualsiasi democrazia spiegare la necessità dell’obbligo vaccinale, ma penso si debba fare. Ora o mai più, ripeto.”

Carlo Bonomi, presidente di Confindustria

di Veronica Duranti

6 commenti su “Compagni di Draghi”

  1. Cari compagni,
    sono con il movimento no green pass sin dall’inizio. Faccio parte della Redazione di carmillaonline e per queste divergenze sono dovuto uscire dalle mie realtà politiche di riferimento (Rete dei Comunisti). Ho inziato a dare battaglia politica su Carmila, ma all’inizio anche su Contropiano. Con Valerio Evangelisti e un altro compagno abbiamo firmato sempre su Contropiano una lettera che metteva in luce la logica criminale della gestione pandemica capitalista. Altro mio materiale di riflessione lo trovate sia su Carmilla, che su Sinistrainrete che sul mio sito.
    Dopo questo doveroso preambolo, ho letto il vostro intervento e lo trovo condivisibile in tutto. Non conoscendo voi e il vostro dibattito interno, leggerlo mi ha aperto il cuore. E mi ha fatto capire quando siate andat* avanti come dei treni sull’analisi marxista rivoluzionaria.
    Mi auspico che da voi e che da altre soggettività che si stanno collocando su queste posizioni, possa nascere una nuova sinistra, capace di individuare il nemico di classe, i suoi progetti e di riconoscere i movimenti di massa senza riduzioni sociologistiche di comodo, a uso e consumo del proprio cortile, come purtroppo è avvenuto.
    Alla prova dei fatti gran parte della sinistra di classe ha mostrato i suoi limiti ancora una volta. Ma questa volta è proprio esplosa: come l’asino di Buridano era davanti a una scelta e ha scelto di farsi agente più o meno inconsapevole di questi piano di ristrutturazione economica e sociale, di questo salto antropologico messo in atto dalle forze dominanti del capitale.
    Andiamo avanti per la nostra strada che è già difficile. Come saprete stanno nascendo coordinamenti e situazioni di confronto come l’Assemblea Militante (di cui faccio parte), ma ci sono anche pezzi di sindacalismo di base che si stanno spostando sulle nostre posizioni come i SiCobas di Torino e come i SiCobas qui a Bologna, che insieme Emilia-Romagna Costituzionale (che ha dato l’adesione) hanno organizzato una manifestazione davanti all’INPS per il 19 febbraio.
    L’esortazione è quella di proseguire in modo unitario nella lotta, nel confronto e nel coordinamento che è tutto da costruire.
    Vi ringrazio e vi abbraccio.
    Nico Maccentelli

    1. ciao nico, mi confronto da circa un anno con il sito di carmilla. Condivido il tuo commento, mi riempie di gioia vedere la lotta “no green pass” aprirsi ad immaginari di critica radicale del presente; senza rimanere relegati all’opposizione al green pass , ma vedendo in esso un ulteriore-potenziale salto verso un “capitalismo della manipolazione”.
      BUM

  2. Quando fu imposto il regime pandemico di GP e obblighi vax, i primi cui mi rivolsi alla ricerca di solidarietà furono le entità sedicenti comuniste di cui parlate, che risultarono tutte favorevoli all’obbligo vax generale, con mia enorme sorpresa e sconcerto e che battezzai con l’ossimoro “comunisti draghiani”.Grande il sollievo nel leggervi e nel vedere che alcuni giovani leggono ancora Marx e Lenin. Solo due rilievi: in Lega e 5S non credetti nemmeno un secondo, e userei meno il termine “borghesia”, che come classe storica portatrice di una sua identità è stata travolta dal capitalismo assoluto.

  3. Cari compagni, anche per me è stato una gradita sopresa incrociare la vostra ottima presa di posizione che spero ci permetterà di incontrarci e collaborare. Faccio parte anche io dell’assemblea militante a cui faceva riferimento Nico e non mi dilungo ulteriormente a descriverne le caratteristiche.
    Mi limito a seganlarvi il testo che abbiamo prodotto e fatto circolare ad inizio anno che potete trovare a questo indirizzo: https://www.sinistrainrete.info/sinistra-radicale/21962-assemblea-militante-per-un-opposizione-di-classe-alla-gestione-autoritaria-della-pandemia.html. Attualmente siamo impegnati a sostenere le inziativo di sciopero e mobilitazioni per il 15 febbraio quando entrerà in vigore la sospensione per i lavoratori over 50 non vaccinati.
    Ancora complimenti per la vostra presa di posizione controcorrente.
    Roberto

  4. Salve compagni! Faccio parte del Partito dei CARC e dalle primissime mobilitazioni in varie parti d’Italia stiamo condividendo le piazze, le lotte e anche gli attacchi repressivi. Vi giro un contributo di ragionamento complimentandomi con l’elaborazione che avete promosso per sviluppare il dibattito. Promuoviamo l’unità di classe e tra le organizzazioni che aspirano a cambiare la situazione attuale, mettiamo in piedi un fronte per cacciare Draghi e imporre un governo nostro, degli operai, dei lavoratori e trasciniamo sotto la guida della classe operaia tutte le classi impoverite e proletarizzate dalla crisi del capitalismo! Uniamo le piazze e la lotta contro il Greenpass alla lotta degli operai GKN che hanno lanciato la mobilitazione generale per il 26 marzo. Uniamo tutto quello che c’è contro il nemico, insorgiamo e facciamo ingoiare a Draghi e ai reazionari ogni legge e misura infame con cui vogliono opprimerci!

    *Abolire il Green Pass!*
    Introdotto dal governo Draghi a partire dal luglio scorso come lasciapassare per sedersi in bar e ristoranti, il Green Pass è stato via via esteso quando con l’arrivo della stagione fredda i contagi hanno ripreso ad aumentare. Dal 15 ottobre è diventato obbligatorio per lavorare e dal 6 dicembre anche per usufruire dei mezzi pubblici. Infine, tra il mese di gennaio e febbraio, è subentrato il Super Green Pass, concesso esclusivamente a chi ha fatto la vaccinazione o è guarito dal Covid. Senza di esso è vietato prendere i mezzi pubblici e accedere a tutte le attività non considerate strettamente indispensabili; per chi ha più di 50 anni con l’istituzione dell’obbligo vaccinale il Super Green Pass diventa la condizione sine qua non per accedere ai posti di lavoro.

    Il governo ha imposto ed esteso questa misura, vendendola come quella decisiva nella lotta al virus: un sacrificio che ci avrebbe permesso di tornare alla normalità, consentendo ai vaccinati di condurre la propria vita in piena sicurezza e spingendo i restii a farsi il vaccino.

    Oggi, nel bel mezzo di una quarta ondata pandemica fuori controllo, chiunque può vedere quanto quella narrazione fosse falsa.

    Il risultato della gestione criminale della pandemia sono i milioni di posti di lavoro persi, la situazione disastrosa in cui versano la sanità e la scuola pubblica, l’aumento vertiginoso della povertà, i problemi psicologici che colpiscono giovani e meno giovani, i quasi centocinquantamila morti per Covid a cui si aggiunge una cifra imprecisata di decessi causati dal black-out nella prevenzione e cura di ogni altra patologia.

    Fin dall’inizio, la tendenza è stata quella di deviare l’attenzione e la rabbia delle masse popolari verso un qualche capro espiatorio. Nel primo lockdown (marzo 2020) era chi andava a correre vicino a casa o i bimbi che scendevano al parco giochi; all’epoca del coprifuoco (inverno 2020) erano i giovani che uscivano la sera o chi si prendeva una birra al bar.

    Con Draghi questa strategia è stata affinata e resa sistematica. Più il governo faceva la guerra ai lavoratori, più serviva qualcuno su cui scaricare ogni responsabilità e allora i non vaccinati sono diventati il nemico pubblico numero uno, quelli contro cui indirizzare l’indignazione e la collera del resto delle masse popolari, sviandola dai veri colpevoli.

    Il Green Pass è uno strumento di questa strategia. NON è una misura sanitaria. È al contrario una misura politica, un’arma nelle mani dei poteri forti che occupano il nostro paese.

    Non è servito a limitare i contagi, anzi non ce ne sono mai stati così tanti, ma ha consentito ai padroni di tenere aperte le aziende, di smantellare via via le misure di sicurezza e di scaricare sui lavoratori il rischio e la responsabilità delle infezioni da Covid.

    Non ha debellato il virus, ma è stato efficace per fare carta straccia della Costituzione e dare le ultime picconate allo Statuto dei lavoratori, affermando l’arbitrio del governi sui cittadini e dei padroni sui lavoratori.

    Se fino all’istituzione del Green Pass, almeno formalmente, era un reato discriminare un lavoratore sul posto di lavoro, oggi è legge. Il padrone verifica il lasciapassare e decide chi entra e chi no: l’arbitrio viene spacciato come una misura di sicurezza sul lavoro.

    Però, per quanto manovrino e operino per dividerci, questo governo e i suoi mandanti in definitiva non possono che accrescere la ribellione delle masse popolari.

    Anche il Green Pass, se da una parte ha alimentato la guerra tra poveri dall’altra è stato benzina sul fuoco della ribellione, che è montata spontaneamente in tutto il paese.

    Lenin scriveva, in L’estremismo, malattia infantile del comunismo: “L’inizio di ogni vera rivoluzione sta in questo: che tra le masse lavoratrici e sfruttate, apatiche fino a quel momento, il numero degli uomini atti alla lotta politica aumenta rapidamente di dieci e persino di cento volte”.
    Il movimento contro il Green Pass è stato ad oggi la più estesa e partecipata mobilitazione contro il governo Draghi. Dalla sua introduzione centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per mesi, hanno organizzato proteste fuori dai luoghi di lavoro, si sono confrontate in assemblee.

    Chiunque vi abbia partecipato ha visto che la stragrande maggioranza di esse prendeva per la prima volta parte a una mobilitazione, moltissimi erano stai fino a quel momenti “apatici”, per dirla con le parole di Lenin.

    In questo senso, per le masse popolari la pandemia e la gestione criminale che ne ha fatto la classe dominante sono l’occasione per prendere coscienza che siamo in guerra e che il paese è occupato, per prendere consapevolezza della propria forza e forgiare la volontà di lottare per una nuova liberazione nazionale.

    Sta al movimento comunista fare di questa ribellione una scuola per elevare la consapevolezza di chi vi partecipa, materiale per costruire organizzazione in ogni ambito e benzina per avanzare nella rivoluzione socialista che libererà definitivamente il nostro paese.

    Come continuare la mobilitazione?
    Per mesi si sono tenute in tutta Italia manifestazioni contro questa misura. Non sono state però sufficienti per imporne l’abolizione. Si tratta ora di fare un passo avanti e valorizzare il patrimonio di esperienza e organizzazione maturato nei mesi di lotta per:

    1. mettere in campo iniziative che ne rendano inapplicabile l’obbligo: occorre organizzarsi per violare sistematicamente questa misura, secondo il principio che è legittimo tutto ciò che è nell’interesse delle masse popolari, anche se è illegale. Una legge ha valore fino a che la si rispetta;

    2. allargare la mobilitazione, coordinare le lotte e rompere l’isolamento in cui cercano di confinare il movimento No Green Pass;

    3. elaborare, propagandare e attuare con iniziative di autorganizzazione e di lotta, nella misura in cui le nostre forze lo permettono, un piano per fare fronte alla pandemia alternativo e contrapposto alla gestione criminale portata avanti dal governo. Sono tutti passi che in embrione il movimento contro il Green Pass sta già facendo, si tratta di attuarli sistematicamente fino a rendere la legge inapplicabile e il paese ingovernabile per Draghi e i suoi mandanti.

    https://www.carc.it/2022/02/02/abolire-il-green-pass/

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