Vai al contenuto

Hanno ragione loro: per fermare la guerra serve un regime change



Di Veronica Duranti

Per evitare lo scoppio della terza Guerra Mondiale o per lo meno per ridimensionarne la portata c’è un presidente che va rovesciato ma non è Putin, è Draghi!

Solo ora appare chiaro perché tra tutti i fedelissimi all’asse euroatlantico, in Italia, luogo più di tutti strategico per le manovre militari statunitensi, abbiano mandato proprio “il migliore”, che non ha mancato occasione, in ogni suo discorso, per ribadire la sua fedeltà all’altlantismo.

In realtà l’Italia è l’ago della bilancia della guerra tra Ucraina (USA) e Russia ed è proprio per questo che all’Italia è stato proibito, più che in qualunque altra guerra di svolgere un ruolo di mediazione ed è proprio per questo che qui in Italia viene portata avanti metodicamente una propaganda antirussa onnipresente, dai telegiornali alle università fino al mondo dell’arte, della letteratura e della musica.

Senza l’appoggio politico e militare dell’Italia gli Stati Uniti avrebbero molta più difficoltà nel coinvolgere l’Europa nella guerra contro la Russia.

“Che cosa abbiamo? Il controllo militare e di intelligence del territorio, in forma pressoché totale. E quel grado, non eccessivo, di influenza sul potere politico -soprattutto sui poteri informali ma fondamentali che gestiscono di fatto il paese. Quello che voi italiani ci avete consegnato nel 1945 -a proposito, se qualcuno di voi mi spiegasse perché ci dichiaraste guerra, gliene sarei davvero grato- e che non potremmo, nemmeno volendolo, restituirvi. Se non perdendo la terza guerra mondiale.

In concreto -e vengo, penso, a quella «geopolitica» di cui parlate mentre noi la facciamo- dell’Italia ci interessano tre cose. La posizione (quindi le basi), il papa (quindi l’universale potenza spirituale, e qui forse come cattolico e correligionario del papa emerito sono un poco di parte) e il mito di Roma, che tanto influì sui nostri padri fondatori.

La posizione. Siete un gigantesco molo piantato in mezzo al Mediterraneo. Sul fronte adriatico, eravate (e un po’ restate, perché quelli non muoiono mai) bastione contro la minaccia russa, oggi soprattutto cinese. Ma come vi può essere saltato in mente di offrire ai cinesi il porto di Trieste? Chiedo scusa, ma avete dimenticato che quello scalo di Vienna su cui i rossi di Tito stavano per mettere le mani ve lo abbiamo restituito noi, nel 1954? E non avete la pazienza di studiare il collegamento ferroviario e stradale fra Vicenza (e Aviano) e Trieste -ai tempi miei faceva abbastanza schifo, ma non importa- che fa di quel porto uno scalo militare, all’intersezione meridionale dell’estrema linea difensiva Baltico-Adriatico? E forse dimenticate che una delle più grandi piattaforme di comunicazioni, cioè di intelligence, fuori del territorio nazionale l’abbiamo in Sicilia, a Niscemi, presso lo Stretto che separa Africa ed Europa, da cui passano le rotte fra Atlantico e Indo- Pacifico?”

(https://www.limesonline.com/cartaceo/cari-italiani-di-voi-non-ci-fidiamo?prv=true)

La presenza di questo governo e di questo Presidente del Consiglio non è come quella di tutti gli altri, può cambiare le sorti dell’Italia e del continente europeo. Per opporsi concretamente alla guerra una soluzione c’è ed in ordine di efficacia è cacciare Draghi e il governo dei migliori, portare in piazza proteste della stessa entità di quelle dei mesi di luglio e agosto per impegnare il governo sul fronte interno così da rendere difficile l’impegno su quello esterno.

Bisogna rendere l’Italia il paese più indisciplinato e inaffidabile della Nato annullando così lo sforzo di militarizzazione della società messo in campo in questi due anni.

Disobbedienza, protesta, cacciare Draghi sono in ordine di efficacia crescente quello che possiamo fare per ridurre la possibilità di una terza Guerra Mondiale e ribadire, proprio ora che il governo fa l’elemosina al popolo alleggerendo il green pass, che non ci siamo dimenticati di chi sono, che non ci inganna la loro propaganda e che non saremo complici dei nostri stessi aguzzini in una guerra che non ci appartiene e che non vogliamo.

La disfatta la paga il proletario,
la vittoria la paga il proletario.
Per questo progettano di fargli fare tante guerre di sangue fino al giorno del giudizio.
Merda alla vostra guerra! E fatevela soli!
Noi rivoltiamo i fucili
e facciamo una guerra diversa
che sarà quella giusta.

(Bertolt Brecht, L’imbianchino e la guerra, Poesie politiche)

1 commento su “Hanno ragione loro: per fermare la guerra serve un regime change”

  1. Oltretutto, servirebbe fare una Brexit per l’Italia, e indagare su quegli antennoni delle telecomunicazioni… Siamo proprio sicuri che le frequenze 5G siano sicure per le persone?

    Poi rifare le cose daccapo, dando però priorità alla compassione; basta religioni mitiche, ma un pò dogmatiche, e spazio alle antiche tradizioni (stile quelle dei nativi americani), in modo da rendere le persone responsabili per la gestione della loro salute spirituale e fisica!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.