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Per raggiungere la pace, prepariamoci. E partite: con le armi


Foto di Noemi Collari: https://www.instagram.com/noemicollarisheets/


Di Francesco Maggiurana:

La famosa “invasione” russa, in Ucraina, accompagnata dalla sua ferma condanna credo meriti la top-ten tra le frasi più citate, usate come premessa ufficiale persino per continuare ad esistere. Altrimenti si diventa automaticamente un folle, un eretico, come ha dimostrato la precedente propaganda para-terroristica usata da un paio di anni a questa parte, e che tanti di noi, purtroppo, conoscono molto bene.

Dal 25 febbraio scorso, grazie ai cablogrammi rivelati dall’organizzazione giornalistica no-profit WikiLeaks, siamo venuti a sapere che fin dall’1 febbraio del 2008, quindi non esattamente da ieri, i capi di Stato maggiore congiunti, dalla NATO all’UE, passando per il consiglio di sicurezza nazionale, al segretario alla difesa, arrivando al segretario di Stato USA erano venuti a conoscenza dell’eventuale reazione, da parte del Cremlino, se loro – l’occidente, l’UE e gli USA – avessero continuato a soffiare sul fuoco, come dimostra l’incredibile ed immorale espansione ad est, dal periodo storico del 1990 in poi, da parte del patto atlantico, al punto da far emergere i vari desiderata già dell’allora presidente guerra-fondaio USA George Herbert Walker Bush, sull’adesione dell’Ucraina nella NATO.

Ma poco importa. Qua in Italia ci si straccia le vesti solo ora, conformandosi alla vomitevole propaganda euro-atlantica a senso unico. Però parlano di pace, mentre continuano con la caccia alle streghe del “nemico” russo. Lo si è visto con l’esclusione della Russia da qualsivoglia competizione sportiva per mano della FIFA e della UEFA. Passando per il ramo culturale, storico ed intellettuale. Pure il famoso filosofo Fëdor Dostoevskij sono riusciti a scomodare. Una propaganda russofobica che, scommetto, neanche il vecchio Benito sarebbe riuscito a praticare. E questo la dice lunga sulla caratura di certi – miserabili – soggetti che ricoprono cariche istituzionali, anche importanti, in questo paese, facenti parte del peggiore governo reazionario, borghese e guerra-fondaio della storia repubblicana d’Italia. Una commiserazione a favore di telecamera che evidentemente non ha toccato codesti paladini della pace quando si trattava di opporsi ai teatri di guerra in Iraq, in Siria, in Afghanistan, in Libia, solo per citarne alcuni. Scenari di guerra come quello in Afghanistan su cui tutti i governi italiani di turno hanno, complessivamente, buttato circa 9 miliardi di euro, oltre alle vittime coinvolte. Ma anche su questo, poco importa. Il nemico è la Russia, quindi, via libera al proseguimento delle dure sanzioni contro il Cremlino, e alla possibilità addirittura di un embargo sul gas: uno dei più grandi suicidi economici cui, il peggiore governo dell’Italia repubblicana ci esporrà, e con una conseguente recessione economica senza limite, e di cui, probabilmente, neanche immaginiamo la gravità della ricaduta. Uno scenario inquietante già aggravato da due anni a questa parte, e che ha visto la piccola impresa in una costante e sempre più acuta dissolvenza a vantaggio della grande distribuzione e dei grandissimi monopòli del commercio on-line come Amazon.

La follia non finisce di certo qua. Il governo dei “migliori”, fin da subito, si è reso più che disponibile all’invio di armi al governo di Kiev, genuflettendosi totalmente agli interessi militari dei padroni d’Italia: Washington e la NATO, oltre che ai grandissimi monopòli bellici, per lo più statunitensi, regalando loro, di fatto, la possibilità, come se non ne avessero già avute in precedenza, di registrare fatturati da capogiro. Un atto politico volto non ad affievolire il conflitto in corso, ma a rafforzarlo, e a fomentare un’escalation che trova nell’occidente e nell’imperialismo USA il proprio “appetito” originale.

Nel circo televisivo, mediatico ed editoriale, però, i più continuano con la staffetta di routine, accompagnati dalla ipocrita devozione per le povere vittime del conflitto, compresa la necessaria quantità di lacrime alla Fornero, sempre utili nel momento più opportuno. O meglio, opportunistico. Stessa cosa per i paci-finti dell’ultima ora, muniti di bandiere arcobaleno per il sostegno incondizionato ad un paese le cui milizie – veneranti l’ideologia del Führer – hanno condotto le peggiori stragi negli ultimi 8 anni. A cominciare dal 2014, quando ci fu il colpo di Stato “euro-Maidan”, indotto dagli USA e dall’UE, e su cui c’è la mai scomparsa impronta di GLADIO – gemello “omozigote” della NATO – le cui tracce, come sostiene il giornalista investigativo Franco Fracassi, hanno lasciato il segno in tutte le più grandi stragi italiani. 8 anni di stragi, a partire dalle persecuzioni alle popolazioni del Donbass, inclusa la strage riguardante la casa del sindacato, ad Odessa, la cui gravità viene portata ad un evento da “rogo”, come se fosse riconducibile ad un incidente di percorso dovuto sicuramente ad una improvvisa ed innocente auto-combustione, piuttosto che ad una vera e propria strage, da parte delle pacifiche milizie ucraine, e da cui ne conseguirono circa 300 persone arse vive, come ha tenuto a modificarne la cornice Wikipedia. Ma su questo vige il silenzio, e quando se ne parla, emerge la chiara omologazione. I paci-finti muniti di bandiere arcobaleno che dovrebbero simboleggiare la pace, ma che, volente o nolente, di fatto, la allontanano. Questo è. Occorre molta chiarezza, quindi. Non ci si può dichiarare contro la guerra, e non individuare nell’imperialismo occidentale la minaccia alla pace globale. Il terreno di scontro non può che partire da qua: dalla lotta per l’uscita dell’Italia dalla NATO, e per lo scioglimento del patto atlantico. Il resto è mero folklore, degno solo dell’esercito di paci-finti elevàti, dalla stampa euro-atlantica, a paladini portatori di pace. Da esportare a suon di bombe, probabilmente.

Dalle alte cariche istituzionali, anche italiane, passano le peggiori dichiarazioni, vengono applicate le peggiori storture costituzionali, licenziati i peggiori provvedimenti. Tutto pur di non perseguire la via diplomatica e di cessazione del conflitto. D’altronde, non è mai stato nel loro interesse. Compreso l’invio delle armi accompagnato dalla indecente corsa al riarmo al 2% del PIL per le spese militari della NATO. Un atto politico osceno che vìola l’articolo 11 di quella che fu la carta costituzionale del 1948, e che non viene portato avanti per la reazione di Mosca, per l’assai scarsa dose di democrazia in Russia, come loro piagnucolano a mezzo stampa, peraltro, ignorando fatti incresciosi verificatisi in Italia quali la pratica delle notifiche di arresto per alcune iniziative non-violente dei combattenti NO-TAV, o gli idranti rivolti a dei manifestanti pacifici a Trieste, o per chissà quale altro motivo. Ma perché quel paese, considerato tanto ostile, merita di meglio. Sicuramente un altro presidente. Magari una figura istituzionale votata all’imperialismo, ai dettami degli USA e dell’UE. Un capo di Stato tale in grado di portare, in questo caso, una super potenza nucleare come la Russia ad essere considerata, solo allora, e con gli scroscianti applausi dei maggiordomi nostrani, come paese modello di libertà e democrazia.

“Se le guerre possono essere avviate dalle bugie, esse possono essere fermate dalla verità”. Una massima di Julian Assange, un giornalista australiano, nonché il principale giornalista vivente, come mi piace definirlo, ma che non viene mai nominato nei circoli e nei salotti che contano. Eppure è detenuto da oltre 3 anni in una cella del carcere di massima sicurezza di Belmarsh, a Londra, e che rischia sempre di più l’estradizione con una pena pari a 175 di reclusione per l’encomiabile coraggio delle proprie gesta, e a cui, ciascuno di noi dovrebbe sentirsi e mostrarsi profondamente grato.


Ma su cui gravita un’omertà rivoltante, soprattutto da parte dei suoi colleghi, oltre che dagli attori politici, sociali e culturali del paese. “Attori” che evidentemente preferiscono tacere, e girarsi dall’altra parte, quella della vergogna. Nell’attesa di vederlo passare a miglior vita, e di renderlo innocuo e mutuo: proprio come loro.

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