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In risposta al comunicato di Venezia: una critica



Di Marco Zuccaro

Come attivista di questo movimento, nonché come referente del gruppo studentesco di Unisalento, sento il dovere di intervenire per rispondere al comunicato divulgato in data 13 giugno 2022 (riportato sui canali social del movimento nazionale in data 14 Giugno 2022) dall’Associazione Studenti contro il Green Pass – Venezia; e ho l’ardire di intervenire in difesa dell’onore, della dignità e del buon nome non solo del gruppo territoriale di Lecce, ma anche del movimento nazionale tutto.

Posto che i particolari contenuti e la gravità del comunicato testé citato hanno aperto le porte a un confronto massimamente franco, conviene qui, per esigenze di chiarezza, circostanziare gli eventi e muovere da capo. Il gruppo veneziano ha diffuso il suo comunicato su tutti i propri canali social senza preavvisare il coordinamento nazionale al fine di instaurare un preventivo dibattito interno: il che costituisce di già una dimostrazione di immaturità strategica e comunicativa, dacché espone questo movimento – ch’è il primo tra i giovani italiani desiderosi di opporsi all’instaurazione del sistema di credito sociale all’interno del nostro Paese – al ludibrio e agli attacchi degli agenti politici esterni, così indebolendo la nostra posizione e rendendo di noi l’immagine di una forza qualitativamente inferiore alle altre. Rilevo qui il primo motivo di critica: l’azione degli studenti veneziani rappresenta una mancanza di rispetto e verso il ruolo del coordinamento nazionale, ch’è la sede per il confronto dialettico e la sua sintesi (ciò che dovrebbe sempre precedere la pubblicazione dei comunicati che strettamente concernono lo status del movimento), e verso i gruppi territoriali tutti, i quali non meritano di assistere a mosse teatrali di così basso tenore, utili soltanto a intrattenere i curiosi per alcune ore, e a null’altro. Nello scritto di Venezia si fa esplicito riferimento ai «numerosi cortei del 2 giugno» durante i quali «lo striscione di Studenti contro il green pass di altre realtà locali è apparso sfilare a fianco a cartelli anti N.A.T.O. e bandiere della federazione russa, immagini poi ripostate sui canali social della pagina nazionale in un collage». Fra i commenti alla pubblicazione del testo su Instagram, Giorgio Toso, studente formalmente dimessosi dalla carica di referente del gruppo veneziano per le stesse ragioni esposte nel comunicato della Serenissima, ha scritto, “a titolo personale” (peraltro incontrando l’appoggio di Sebastiano Megera, attuale referente di Venezia):

«[…] essendo stata pubblicata il 3 giungo 2022 una immagine sulla pagina nazionale de “Studenti contro il green pass” ritraente insegne delle altre organizzazioni studentesche accostate a cartelli anti NATO e bandiere russe, l’impellenza di dichiararsi ai terzi estranei a tale indirizzo in modo incontestabile si è resa di vitale importanza per ribadire quello che a livello nazionale era stato chiarito in più di una occasione, inutilmente: la mancanza di unità nell’analisi di ogni tematica che esulasse dallo strumento green pass infatti non permette un attivismo autenticamente sentito a livello collettivo. L’irraggiungibilità – allo stato – di una presa di posizione attiva condivisa impedisce a “Venezia” nel suo insieme di manifestare il suo parere su tematiche estranee alla certificazione verde, la contrarietà alla quale costituisce il suo vero e unico collante»;

«[…] Il comunicato non vuole suggerire agli altri gruppi di autocensurare le proprie opinioni, ma semplicemente impedire che il posizionamento da altri assunto venga di riflesso “rimproverato” all’associazione Studenti contro il green pass Venezia»;

«[…] Ricordo infatti che un comunicato nazionale doveva essere promulgato pochi giorni dopo lo scoppio del conflitto, e solo il coraggio di alcuni gruppi territoriali – compreso quello veneziano – ha impedito che venisse adottato»;

«[…] Hai – perché certe immagini provenivano dal Salento – colorato un movimento intero di bianco, rosso e blu e mi vieni a insegnare la metodologia corretta con cui esporre le proprie idee?
Non mi piace essere preso in giro, e nemmeno ai miei colleghi veneziani».

Il riferimento di quest’ultimo stralcio è relativo a un mio commento, ch’io ho lasciato nella stessa sezione – su Instragam -, nel quale, fra le altre cose, ho scritto: «[…] A parer mio c’è modo e modo per esprimere la propria idea, anche quando si parla di scenari internazionali (sempre ammesso che se ne voglia parlare, perché dal presente comunicato risulta solo un invito a non parlarne affatto). […] Dicevo: c’è modo e modo per dire la propria. Per esempio, lo si può fare senza cercare di infangare gli altri territori, e senza chiose supponenti, quando non direttamente tracotanti. Concludendo: c’è modo e modo, e voi avete scelto quello sbagliato».

Venendo a noi, e rispondendo anche alla polemica personale: sì, sento di poter richiamare a una più funzionale metodologia comunicativa tutti coloro i quali si comportino da perfetti sprovveduti, e non è mia intenzione prendere in giro alcuno dal momento che ho la passione per la sincerità. Intendiamoci, dunque. Il pretesto che ha mosso i ragazzi di Venezia riguarda una sola pubblicazione, sul solo canale instagram: un collage di immagini nel quale possono ammirarsi alcuni cartelli contro la Nato. La bandiera russa compare in due riquadri, ed è assai poco visibile – occorre un ingrandimento per distinguerla in maniera sufficiente, altrimenti non vi si riesce. Essa, trasportata da esponenti del coordinamento locale e non già da studenti del movimento, era presente al corteo compiuto a Lecce in data 2 giugno 2022. Quelle foto, in effetti, le ho scattate io. Nessuno striscione del movimento Studenti contro il Green Pass ha «sfilato accanto» a «cartelli anti N.A.T.O. e bandiere della Federazione Russa» – benché non vi sarebbe stato alcun male se così fosse accaduto: difatti, proprio in virtù dell’assenza di una chiara posizione politica del coordinamento nazionale sul tema del conflitto bellico, ciascun gruppo locale ha sempre agito secondo le sensibilità del suo territorio, in ottemperanza al principio di autonomia. Se mi si parlerà di Lecce, io dirò che la presenza di bandiere della Federazione Russa non infastidiscono il gruppo studentesco locale dacché quest’ultimo comprende le ragioni gepolitiche, economiche e finanche storiche di chi, in occasione di una manifestazione o di un corteo, ritiene di dover portare in piazza tali bandiere. Questo però è già qualche cosa di molto diverso dal metodo: questo è contenuto, e del contenuto, semmai, esprimerò delle considerazioni in seguito.

Ora, considerato ch’è realmente difficile intravedere le bandiere della Federazione Russa nel post incriminato, è inevitabile considerare l’accusa mossami («Hai colorato un movimento intero di bianco, rosso e blu») come nulla più che il cruccio di un bambino, così com’è altrettanto ineludibile ritenere che siano state le diciture “antiatlantiste” ad aver mosso i ragazzi veneziani verso il loro mediocre comunicato. Detto altrimenti: per infastidire gli studenti di Venezia non occorre affatto sponsorizzare posizioni filo-russe, ma è sufficiente criticare la Nato. Questa è una precisazione che compio per fugare sul nascere ogni tipo di equivoco, e del resto, credo che i veneziani stessi concordino con me, avendo parlato dell’importanza della «neutralità» dinnanzi «ad ogni disputa di Stati stranieri» (ciò che dimostra ancora una volta la loro approssimazione sotto il profilo geopolitico, dato che il caso attuale non riguarda una disputa tra Stati, bensì il confronto su più livelli tra blocchi di Paesi, e in particolare tra un blocco di Paesi avverso la Russia).

Poiché – come ho detto – ogni gruppo studentesco, per tutto ciò che riguarda la discussione sui temi politici più rilevanti, agisce in piena autonomia sul proprio territorio, non si comprende la ragione per la quale la cosiddetta associazione studentesca di Venezia debba sentirsi “toccata” da un cartello o da uno striscione apparso a Lecce, come a Roma o in ogni altra città d’Italia. In assenza di vincoli e di regole più specifiche, vige la libertà politica per tutti i gruppi; e questa è in assoluto la prima volta che uno dei gruppi manifesta la presunzione di ritenersi “danneggiato” per ciò che, senza compiere alcuna violazione di norme interne al movimento, accade altrove. Io non so cosa sia accaduto ai ragazzi veneziani; non so se qualcuno li abbia avvicinati per accusarli di essere “antiatlantisti”, sempre ammesso che l’essere antiatlantisti possa costituire l’oggetto di una “accusa” (e vorrei esprimere le mie perplessità sul punto, considerando “l’antiatlantismo” un motivo di orgoglio anziché di vergogna). Essi, nel loro comunicato, lamentano di «aver subito di riflesso i posizionamenti assunti da altre organizzazioni studentesche», sciagura che li avrebbe costretti a una precisazione pubblica inevitabile. Quando ho letto questa frase sul “riflesso”, devo pur ammetterlo, io sono scoppiato a ridere. Perché percepisco una certa tracotanza, uno snobismo di fondo, una banale e forse anche volgare miopia nell’atteggiamento di chi, reputandosi danneggiato da tutto ciò che non condivide, si arroghi il diritto di poter «richiamare tutti i membri del Movimento a non sposare una narrazione». Al di là del fatto che un richiamo di questo tipo dovrebbe farsi soltanto nel coordinamento nazionale e non già spiattellando in pubblica piazza le proprie rimostranze, in definitiva è la sterilità complessiva del gesto compiuto da Venezia a lasciare oltremodo sconcertati; il che equivale ad asserire che questi ragazzi, dopo essersi sentiti – per qualche strana ragione – penalizzati, preferendo anteporre i loro interessi (o ciò che essi credono corrisponda ai loro interessi) al rispetto del ruolo del coordinamento nazionale e del movimento tutto, hanno finito per offrirci un tragicomico spettacolo di ignavia, avendo non già manifestato la propria idea su di un argomento complesso, ma semplicemente espresso la necessità di dissociarsi da chiunque ne parli. In effetti essi, neppure troppo velatamente, hanno espresso una netta preferenza per il silenzio, sul punto, da parte di tutto il movimento. Il che mi sembra piuttosto grave, epperò non pretendo che ci si avveda di tale gravità, stando al resto. Essi neppure si rendono conto di che cosa voglia dire sbandierare ai quattro venti che “l’opposizione al Green Pass” sia tutto ciò che li tiene uniti, il loro unico «collante». Se se ne rendessero conto, comprenderebbero istantaneamente che a provocare un senso vergogna negli studenti di tutto il movimento è giustappunto quel che loro scrivono.

Allora, specifico alcune semplici cose:

– se Venezia ritiene di poter andare avanti limitandosi a ripetere, in forme sempre nuove e più articolate, «No al Green Pass», lo faccia, lo ribadisca pure tutte le volte che vuole, ma non abbia la presunzione di estendere a noi tutti la propria incapacità di trattare di ogni altro tema politico, di ogni altra cosa;
– se Venezia ritiene che le posizioni “antiatlantiste” rappresentino un errore strategico, esprima le sue considerazioni politiche e le motivi, possibilmente senza cercare di gettare discredito sugli altri gruppi territoriali, e specialmente su chi manifesta opinioni opposte;
– se Venezia ritiene che non vi sia alcun nesso tra la pandemia da coronavirus-19 e la guerra, o che gli interessi statunitensi non siano in contrasto con quelli europei, o che non occorra affatto curarsi dell’addestramento che gli ufficiali della Nato compiono per formare truppe di neonazisti ucraini e di terroristi islamici, o che non sia nostro dovere trattare delle migliaia di crimini del blocco atlantista, segua pure come meglio crede, ma senza arrogarsi la facoltà di «richiamare gli studenti» universitari di tutta Italia ad alcunché: per poter fare una cosa del genere – richiamare qualcuno, intendo – occorre uno spessore, un carisma politico che probabilmente nessuno tra noi può vantare, e che certamente non vanta nessuno nel gruppo di Venezia, s’è questo il meglio che esso ha saputo tirar fuori dalla discussione dialettica locale.

Rispettabili studenti di questo movimento approfondiscono le gravi ripercussioni geopolitiche, economiche e sociali delle scelte compiute dalle dirigenze occidentali da molti mesi, e alcuni fra loro da anni (e per farlo si avvalgono dei contributi delle personalità migliori del nostro Paese, e non parlo soltanto di Giorgio Bianchi, di Sara Reginella o di Franco Fracassi, che pure ha tenuto lezione all’aperto a Venezia e che a questo punto risulta, tra le fila dei ragazzi del territorio, inaudito prima ancora che incompreso); perciò non mi sembra corretto, non mi sembra affatto corretto che il loro studio e il loro lavoro venga sminuito così da chi di dentro è fin troppo vigliacco per fuggire l’illusione della «neutralità», ovvero per accettare l’idea che sia materialmente impossibile dirsi “neutrali” in un contesto che neutrale non è. L’Italia è una colonia degli Stati Uniti, è la base della Nato nel Mediterraneo. Il nostro territorio avrà importanza geopolitica cruciale fino a quando il Mediterraneo conserverà un minimo di rilievo all’interno del panorama internazionale, perciò è stato, è, e sarà ancora oggetto della longa manus anglosassone. Non a caso ospita un numero imprecisato di testate nucleari sul cui impiego Washington ha pur sempre l’ultima parola. Del resto, Washington è un agente politico piuttosto esperto del settore, essendo stato l’unico ad aver impiegato la bomba atomica (peraltro sganciandola – per due volte – sulle teste delle popolazioni civili). Fingere che si possa essere “neutrali” in Italia – nel contesto italiano, dato l’assetto geopolitico attuale, date le relazioni diplomatiche vigenti, data la realtà delle cose, dati gli eventi – è un po’ come sostenere che si possa essere vergini dopo l’amplesso: per quanti sforzi si compiano, infine ci si sentirà sempre più ingenui che felici.

Se “neutralità” vuol dire “compiere gli interessi dell’Italia e della sua popolazione”, allora con tale termine si configura un concetto condivisibile, che per forza di cose conduce alla constatazione sulla mancata neutralità del nostro Paese. Viceversa, se per “neutralità” si intende un invito al silenzio, vale a dire un invito a vivere in un avamposto della Nato senza mai curarsi né di ciò che la Nato compie, né della miriade di ripercussioni nefaste che le sue gesta comportano sulle famiglie italiane, allora non siamo più nel campo della “equidistanza” da soggetti esteri, ma in quello dell’ipocrisia, dell’ignavia e della vigliaccheria. Con questo tipo di approccio si vorrebbe far passare l’idea che di tutto può discutersi, salvo che dei vincoli esterni che di già esistono, che di già ci opprimono, ben al di là di ogni comunicato partorito dalle anime belle del Bel Paese.
C’è chi ritiene che parlare della guerra possa comportare «un danno» per il proprio gruppo territoriale; viceversa, c’è chi – come me – ritiene che a penalizzare il movimento studentesco nel suo complesso sia proprio e solo questa indecente, questa tristissima immaturità politica. Pertanto ciascuno rifletta e tragga le proprie conclusioni. Io, personalmente, inizio a credere che la parola “neutrale” sia divenuta sinonimo di “moderato”, e che la parola “moderato”, a sua volta, sia divenuta sinonimo di “borghese”; quest’ultima, del resto, è sempre stata sinonimo di “nemico”.

Post Scriptum:

Come sempre, basterebbe realmente poco per evitare di questi episodi spiacevoli. Il gruppo veneziano avrebbe potuto dialogare con il coordinamento nazionale, o in alternativa sarebbe potuto ricorrere a un comunicato d’altro tenore attraverso il quale, soddisfacendo l’esigenza – evidentemente reale, all’interno del territorio – di chiarire la questione, avrebbe potuto manifestare al mondo la propria «estraneità» al tema del conflitto bellico senza prestare il fianco a futili polemiche.

«Tenuto conto delle richieste di chiarimento pervenuteci da alcuni simpatizzanti del territorio, il movimento Studenti contro il Green Pass – Venezia sottolinea di non aver preso posizione in merito al conflitto bellico, non essendo interessato a esprimersi sull’argomento».

Al limite si sarebbe potuto aggiungere finanche: «Eventuali simpatie espresse da altri gruppi studenteschi per questo o per quel contendente in guerra non riguardano l’associazione veneziana, la quale – come già detto – preferisce non trattare questo tema».

Sarebbero bastate queste poche righe. Si sarebbe fatta comunque la figura degli ignavi, ma se non altro si sarebbe discesi all’inferno con più eleganza. Questo – questo – è il metodo corretto per comunicare politicamente. Cosa diversa è lo sfogo sconcertante di chi ha troppa vergogna per manifestare la propria complicità con la Nato e i suoi crimini.

Inutile, infine, specificare che la comprensione delle ragioni geopolitiche della Russia non implicano di sposare la narrazione promossa dalla propaganda del Cremlino. Perché un conto è analizzare il contesto geopolitico al meglio delle proprie capacità, altro conto è celare la propria fobia verso la ricostituzione dell’Unione Sovietica sotto la presunta “bandiera” di una altrettanto presunta “neutralità”.

Forse qui qualcuno crede veramente che, nell’ipotesi di un’abolizione del Green Pass, non avremmo più alcun motivo di fare Resistenza. Forse qui qualcuno non ha mai compreso veramente che cosa significhi essere “contro il Green Pass”.

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