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Sugli anticorpi impazziti nei soggetti vaccinati



Di Marco Zuccaro:

La narrazione pseudoscientifica del mainstream è sempre interessante, dacché aiuta a comprendere le tecniche di manipolazione usate dal nemico. Nelle ultime ore ne abbiamo visto un chiaro esempio. Su tutti i principali quotidiani italiani si è riscontrato un ampio riecheggiare della “scoperta” relativa alla causa di “alcuni casi gravi” verificatisi tra “i vaccinati”: gli “anticorpi impazziti”. In questa comunicazione, che si ripete eguale in tutti i titoli e i sottotitoli degli articoli dei vari giornali (e sappiamo che titoli e sottotitoli son ciò che maggiormente conta, ché solo una parte della popolazione si ferma a leggere anche il corpo degli articoli), notiamo facilmente tre elementi distinti:

– il carattere rassicurante della “scoperta”, ciò che spinge l’utente a pensare a qualcosa del tipo: “ok, hanno scoperto le cause e ora risolveranno, quindi in autunno potrò fare la mia dose tranquillo”. In taluni articoli – vedi ANSA – si è scritto, non a caso: «risolto uno dei più grandi enigmi legati al Covid-19». Sottolineo «risolto». In verità non si è “risolto” alcunché, visto che i “vaccini aggiornati” sono già stati sviluppati dalle case farmaceutiche e non possono in alcun modo tener conto delle scoperte effettuate in queste settimane;

– la minimizzazione dei casi gravi, declassati al numero, scientificamente esatto, di “alcuni”, ciò che spinge l’utente a pensare a qualcosa del tipo: “ma sì, devi essere proprio uno sfigato per andare incontro a complicazioni serie, e comunque ogni farmaco ha le sue reazioni avverse, quindi di che cosa parliamo?”;

– la colpevolizzazione dell’organismo umano, e perciò della persona, in luogo del farmaco utilizzato. Difatti, il messaggio che si vuol trasmettere all’utenza non è quello di una reazione a catena, di un processo di aggravamento che inizia senz’altro con la somministrazione del farmaco; no, le si vuol dire, piuttosto, che gli anticorpi del singolo essere umano “impazziscono” (un verbo ad alto impatto emotivo, ma che non rientra esattamente nella terminologia medico-scientifica), e che sono tali anticorpi “impazziti”, sono essi ed essi soltanto i responsabili delle complicazioni sorte “nei soggetti vaccinati”. Pertanto, quando accade un caso grave, è inevitabile ritenere che la “colpa” sia imputabile al soggetto stesso e ai suoi “difetti endogeni”, ai suoi “errori sistemici” e non già al trattamento al quale quel soggetto è andato incontro. Non è la prima volta che si gioca sul sottile in questo modo, ovvero nel senso di incolpare le vittime: lo si è fatto diverse altre volte nei mesi passati. Del resto, non è un caso che l’argomento “effetti avversi” sia divenuto un tabù. Nulla, in questa storia, è un caso.

Ora, siccome io non sono uno scemo, sono andato a cercare lo studio di Science Immunology, che è ciò che ha dato il là agli articoli delle testate giornalistiche. Senza pretendere di leggere ogni cosa, è sufficiente tradurre l’abstract per fare delle considerazioni. E l’abstract asserisce:

«I casi di “breakthrough” pericolosi per la vita di COVID-19 critica sono attribuiti a una risposta anticorpale scarsa o calante al vaccino SARS-CoV-2 in soggetti già a rischio. Autoanticorpi preesistenti (auto-Abs) che neutralizzano gli IFN di tipo I sono alla base di almeno il 15% dei casi di polmonite critica da COVID-19 in soggetti non vaccinati; tuttavia, il loro contributo ai casi di breakthrough ipossico in soggetti vaccinati rimane sconosciuto. Qui abbiamo studiato una coorte di 48 individui (età 20-86 anni) che hanno ricevuto 2 dosi di un vaccino a mRNA e hanno sviluppato un’infezione da breakthrough con polmonite ipossemica da COVID-19 da 2 settimane a 4 mesi dopo. Nel plasma sono stati misurati i livelli di anticorpi contro il vaccino, la neutralizzazione del virus e gli auto-ABS contro gli IFN di tipo I. Quarantadue individui non avevano un deficit noto dell’immunità delle cellule B e una risposta anticorpale normale al vaccino. Tra questi, dieci (24%) presentavano auto-Ab neutralizzanti gli IFN di tipo I (età 43-86 anni). Otto di questi dieci pazienti avevano auto-Ab neutralizzanti sia IFN-α2 che IFN-ω, mentre due neutralizzavano solo IFN-ω. Nessun paziente ha neutralizzato IFN-β. Sette pazienti hanno neutralizzato 10 ng/mL di IFN di tipo I e tre solo 100 pg/mL. Sette pazienti hanno neutralizzato in modo efficiente il SARS-CoV-2 D614G e la variante Delta (B.1.617.2), mentre un paziente ha neutralizzato Delta in modo leggermente meno efficiente. Due dei tre pazienti che hanno neutralizzato solo 100 pg/mL di IFN di tipo I hanno neutralizzato in modo meno efficiente sia D61G che Delta. Nonostante l’inoculazione di due vaccini a mRNA e la presenza di anticorpi circolanti in grado di neutralizzare il SARS-CoV-2, gli auto-Ab neutralizzanti gli IFN di tipo I possono essere alla base di una percentuale significativa di casi di polmonite ipossica da COVID-19, evidenziando l’importanza di questa popolazione particolarmente vulnerabile».

Notiamo tre cose:

1- nello studio si dà per scontata la prospettiva secondo la quale ogni caso grave di Covid-19 sia dovuto a una scarsa risposta anticorpale ai cosiddetti vaccini anti Sars-Cov-2; il che non è vero, in primo luogo perché le persone hanno accettato di farsi somministrare un prodotto calibrato su una variante scomparsa da un anno e mezzo (con tutto ciò che ne consegue), e in secondo luogo perché nessun medico conosce l’esatta composizione di questi prodotti;

2- gli “autoanticorpi preesistenti” (auto-Abs), vale a dire gli “anticorpi impazziti” di cui parlano i giornali, sono (sarebbero) responsabili “del 15% dei casi di polmonite acuta” in soggetti non vaccinati, ma quanto ai soggetti vaccinati, non è possibile stabilire alcunché sul loro ruolo. In altre parole, mentre i giornali titolano e lasciano intendere che, con riferimento ai soggetti vaccinati, “è sempre colpa degli anticorpi impazziti”, i ricercatori scientifici ci dicono che non sanno dire, neppure in termini percentuali, quale e quanta responsabilità debba realmente essere attribuita a questi anticorpi;

3- i ricercatori, tuttavia, ci dicono che «gli auto-Ab neutralizzanti gli IFN di tipo I POSSONO – POSSONO – essere alla base di una percentuale significativa di casi di polmonite ipossica da COVID-19», il che apre le porte a ulteriori studi. Epperò il loro studio non fornisce alcuna conclusione in tal senso, e non può essere certamente considerato statisticamente rilevante, dacché parte da un campione di 48 individui per poi discendere a considerare 7, 10 individui. Di che cosa stiamo parlando, esattamente? Del nulla, come al solito. Tuttalpiù questo studio è utile per confermare quanto sia folle sottoporsi a nuovo trattamento sperimentale senza una previa anamnesi del paziente – ma sappiamo che in Italia i medici che hanno prescritto esami preventivi al trattamento sono stati sospesi, se non proprio radiati. Peraltro, il ruolo eventualmente giocato da questi anticorpi rappresenterebbe comunque soltanto una tra le molte cause di aggravamento oggetto di ricerca, e non già la causa esclusiva nei soggetti vaccinati, come pure vorrebbero far credere i cosiddetti “professionisti dell’informazione”.

La mia opinione spassionata è che bisogna essere realmente “pazzi” per sottoporsi, per giunta in modo così reiterato in un arco temporale ristretto, a una sperimentazione le cui conseguenze, oramai, non possono più essere celate. Altro che anticorpi “impazziti”.

P. S.

Inutile, infine, estendere anche qui la questione alla strumentalizzazione di questi trattamenti per fini politici (green pass, credito sociale, logica premiale, società del controllo). Sono altri discorsi, che una parte della popolazione non può né vuole comprendere. Ad ogni modo non si deve mai confondere tra le due cose: ci sono ottime ragioni per opporsi al “green pass” e ci sono – altre, diverse – ottime ragioni per opporsi a una sperimentazione di massa avviata (e imposta) in violazione del Codice di Norimberga, dell’etica medica, dell’orientamento storico della nostra Corte costituzionale e dei diritti umani.

1 commento su “Sugli anticorpi impazziti nei soggetti vaccinati”

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