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A TUTTI GLI Z-TUDENTI CONTRO IL GREEN PASS



Di Giorgio Toso:

Un americano dice ad un russo che l’America è talmente libera da poter stare di fronte alla casa bianca ed urlare: all’inferno Ronald Reagan”.

Il russo risponde: Anch’io posso andare davanti al Cremlino e urlare: all’inferno Ronald Reagan

Caro Nilo, vorrei muovere alcune critiche al pezzo che hai pubblicato qualche giorno fa sul sito, alcune di rito, altre di merito.

A) Nel rito: perché il Movimento (non) dovrebbe interessarsi al conflitto tra Russia e Ucraina.

Confutiamo i motivi di connessione che hai evidenziato.

1) E’ evidente a tutti che tale conflitto è stato utilizzato per perpetuare lo stato deccezione iniziato con la pandemia. [] Gli strumenti per gestire queste nuove crisi sembrano differenziarsi ben poco da quelli pandemici.

E’ l’emergenza come metodo di governo quindi il fattore che collega il green pass al conflitto tra Russia e Ucraina, e in base a tale lettura dovremmo sostenere che ogni qual volta lo stato di emergenza venga dichiarato – anche per i più disparati motivi – allora avremmo titolo per connettere la contingenza stessa al green pass.

Potremmo quindi arrivare a collegare al green pass pure una alluvione, un terremoto, uno stato di siccità etc, ma così facendo opereremmo una valutazione palesemente viziata.

Nell’articolo si è fatto riferimento allo stato di eccezione senza tuttavia rilevare quanto lo stato di emergenza non lo implichi necessariamente.

Lo stato di eccezione si verifica allorquando l’ordinamento, pur di proteggere se stesso, sospende i diritti individuali, operazione che non avrebbe fatto in condizioni ordinarie. Lo stato di eccezione italiano lega al lockdown il green pass in tanto in quanto va a minare direttamente e immediatamente l’autoproprietà dei cittadini e i loro diritti fondamentali. Tuttavia, come può essere identificata una sospensione – e quindi un attacco diretto e immediato – dei diritti individuali dei cittadini italiani nella proclamazione dello stato di emergenza in ragione di una alluvione o pure della guerra in corso?

Appurato che i temi non sono connessi per le ragioni che sono state riportate nel pezzo se non per un generico rifacimento alla dinamica emergenziale come metodo di governo – collegamento a dir poco blando – lo potranno essere se, per contrastare tali emergenze, venissero sul suolo nazionale adottate delle misure menomanti l’autoproprietà e i diritti fondamentali dei cittadini.

Se ad esempio in ragione della secca del Po’ il nostro Stato introducesse un sistema premiale con cui in potenza negare a qualcuno la possibilità di fruire di determinati servizi fondamentali in ragione del superamento di una soglia di consumo d’acqua potabile potremmo in questo fatto rintracciare una logica di tutela di un bene collettivo che va a sbiadire la considerazione della singola persona umana, come avvenuto con il green pass.

2) Le sue conseguenze (del conflitto) si percepiscono nella vita di tutti i giorni”.

E’ utile disinnescare un altro fattore di connessione che nell’articolo viene avanzato: il fatto che la cobelligeranza italiana – fatta di pacchetti di sanzioni, di partecipazione all’alleanza euro-atlantica, di invio di armi all’Ucraina – comporti delle conseguenze negative che tutti noi avvertiamo a livello economico permette di ritenere la neutralità espressa nel comunicato veneziano un errore, e legittima il Movimento a esprimersi sul tema.

Tuttavia, tali conseguenze si sostanziano in un danno indiretto, riflesso, che non è di certo equivalente al danno (diretto) provocato ai cittadini italiani dal green pass, con cui si è subito un attacco alla sovranità del proprio corpo. Tale operazione sarebbe possibile solo se vedessimo nello Stato e in alcune delle sue decisioni un fattore di per sé lesivo dei diritti individuali, e in questo non si potrebbe che incontrare la mia simpatia.

Quindi, se vedessimo nelle conseguenze indirette negative della guerra una ragione di connessione al green pass andremmo a modificare – allargandolo – lo scopo del Movimento a dismisura, visto che subiamo pure quelle di altri accadimenti.

Facendo una provocazione, lo scioglimento dei ghiacciai comporta l’innalzamento dei mari, quindi pure l’affondare di Venezia e danni alle proprietà dei suoi abitanti. L’associazione veneziana che volesse per avventura esprimere una critica alle politiche di contrasto al riscaldamento climatico adottate a livello globale lo farebbe grazie a una connessione con il green pass? No.

3) Non esprimere sostegno (né condanna) per nessuno dei due schieramenti, nella nostra situazione significa semplicemente sostenere lo schieramento di cui nostro malgrado facciamo già parte.

Seguitiamo nell’esplicitare, ancora una volta, il senso del comunicato di Venezia per capire quanto sia lunare la frase appena citata.

Il comunicato voleva chiarire l’estraneità della tematica in esame rispetto allo scopo associativo, null’altro. Tale estraneità comporta un “disinteresse” rispetto alla tematica stessa. Il disinteresse comporta un non posizionamento. Perché si è optato per tale linea?

Perché se lo scopo di un’organizzazione è l’eliminazione del green pass la sua attività non può avere ad oggetto la lotta contro lo spreco di acqua dolce provocato dagli allevamenti intensivi di carne, ad esempio.

Il non esporsi su tale tematica non può essere visto come atto idoneo a sostenere le metodologie di allevamento a cui – nostro malgrado – facciamo ricorso per riempire i nostri scaffali, ma va interpretato come volontà di rispettare i confini del proprio scopo sociale.

L’associazione non si è arroccata sulla neutralità per “uscirne pulita” ma per garantire unità al suo interno e coerenza d’azione, presupposto fondamentale per affrontare il nemico – la certificazione verde – senza moltiplicarlo, senza creare divisioni all’interno dei propri ranghi, come invece è avvenuto dopo che si è voluto insistere a livello nazionale sulla necessità impellente di una presa di posizione sul conflitto.

B) Nel merito: perché (non) dovremmo sostenere Z.

1) Insomma, Russia e Cina saranno pure dei paesi con mille problemi di libertà politica, ma di certo non sono imperialisti.

In primo luogo c’è da rilevare che l’articolo giudica la bontà di un modello statale sulla mera base della sua azione in ambito di politica estera, liquidando in una frase quelli che sono gli standard di libertà (politica, economica, di espressione etc) garantiti all’interno dei propri confini.

Il rifiuto di una indagine globale rende perciò l’articolo fazioso: si condanna la politica estera imperialista – correttamente – ma si “sospende il giudizio” sul resto.

Posto che un liberalista mai sosterrà che un modello, pur preferibile, possa perciò solo imporsi sugli altri stati con la forza, c’è da chiedersi se tale omissione nasconda una risposta.

In secondo luogo, siamo sicuri che la Cina e la Russia non siano potenze imperialiste come affermato nell’articolo?

– Cina: circa un terzo del territorio della Repubblica Popolare è il frutto dell’annessione di nazioni ben distinte con civiltà, etnie, culture sottomesse dai cinesi Han: Tibet, Xinjiang, Mongolia Interna. Da quando Mao Zedong vinse la guerra civile e fondò la Repubblica Popolare nel 1949, Pechino ha condotto altre guerre: l’occupazione del Tibet nel 1950, l’invasione della Corea del Sud a fianco dei nordcoreani nello stesso anno, il conflitto con l’India nel 1962, quello con l’Unione sovietica nel 1969, l’aggressione del Vietnam nel 1979.

Inoltre, l’annessione di Taiwan è un obiettivo esplicito ufficiale della Repubblica Popolare, proclamato a più riprese nelle occasioni più solenni come i congressi dell’assemblea nazionale e del Partito comunista. Negli ultimi anni la Cina è entrata più volte in tensione con altri suoi vicini – India, Vietnam, Filippine, Giappone – per le sue ambizioni territoriali. Ha usato mezzi militari per annettere isole e allargare i confini marittimi.

Possiamo poi, sul fronte interno, sorvolare (…) sulle innumerevoli stragi compiute nel corso degli anni a danno della popolazione cinese, sul controllo statale totale nel campo dell’informazione e dell’economia e limitarci a ricordare – vista la sede – soltanto che il green pass non è che la scoppiazzatura europea del sistema di credito sociale cinese.

– Russia: è utile soffermarsi su alcuni punti per comprendere quanto pure la Russia sia una potenza imperialista:

a) piano ideologico: l’aggressione di Putin è stata legittimata facendo ricorso al concetto di “russità” su base etnica, che rievoca il concetto imperiale ottocentesco di nazione russa e che riduce l’identità ucraina e bielorussa a identità regionali.

Secondo questa visione russi, bielorussi e ucraini sono un unico popolo, ciò implica la negazione della sovranità di un’Ucraina indipendente (contraddicendo lo stesso Memorandum di Budapest).

Putin potrebbe desiderare l’annessione o la sottomissione dell’intera Ucraina, minacce che appaiono nel suo articolo “Sull’unità storica di russi e ucraini” e nelle parole pronunciate il 21 febbraio 2022.

Inoltre, nel suo discorso alla nazione, ha giustificato l’invasione dell’Ucraina citando Lenin e affermando che bisogna essere orgogliosi del passato dell’Unione Sovietica. Poche ore dopo l’inizio dell’invasione sono stati avvistati e documentati dai quotidiani dei carri russi con la bandiera dell’Unione Sovietica avanzare in territorio ucraino.

Perché la condanna presente nell’articolo è rivolta unidirezionalmente al fascismo (su questo incontrando la mia più totale simpatia) e non pure agli ammiccamenti ad una ideologia – imperialista! – che ha provocato decine di milioni di morti oltre a povertà e miseria generalizzata, come documentato dalla testimonianza diretta dell’autore del pezzo? Anche qui, c’è da chiedersi se l’omissione contenga in sé una risposta.

Inoltre, il cortocircuito che viene riconosciuto al comunicato di Venezia – l’incapacità di comprendere che si può essere sovrani e indipendenti rispetto ad altre potenze straniere – è lo stesso da imputare a Putin: la sua comprensione degli attori chiave nell’ordine mondiale è fondamentalmente limitata a Russia, Stati Uniti e Cina, e non riconosce la sovranità degli altri paesi considerandoli come satelliti di uno di questi tre attori dell’ordine internazionale.

b) piano della tutela del diritto di emancipazione dei popoli: non possiamo dire con alcuna certezza che Putin vuole solo il riconoscimento della sovranità russa sulla Crimea e sul Donbass, anzi: l’invasione di Putin ai danni dell’Ucraina probabilmente ha solo come casus belli la tutela del diritto di emancipazione dei popoli delle Repubbliche separatiste. Putin non si è arrestato ad esse, ma ha portato avanti una guerra a tutto campo contro il popolo ucraino e la sua gente, la quale rifiuta di sottomettersi.

Non può che essere di matrice imperialista la volontà di sfruttare la tutela dell’autodeterminazione dei suddetti popoli per legittimare una invasione su larga scala.

“L’urgenza di salvare l’umanità è quasi sempre solo una copertura per l’urgenza di governarla. Il potere è ciò che tutti i messia cercano davvero” cit. H. L. Mencken.

c) piano della minaccia dell’espansione della NATO ad est: la Russia, si dice, non potendo accettare di avere basi Nato ai propri confini e sostanziandosi tale ipotesi in un’aggressione alla sua sovranità, avrebbe condotto una invasione preventiva.

Sorvoliamo sul fatto che la NATO confini fin dal 1949 con la Russia: perché allora l’Ucraina non potrebbe dire lo stesso? Perché l’Ucraina non dovrebbe potersi svincolare da una influenza e abbracciarne un’altra? Non si è forse detto che bisogna ripensare alla sovranità? O ci comoda farlo solo quando non vediamo nel governo componenti filo-occidentali?

Per l’Ucraina dovrebbe essere sicuro essere circondata dalle bombe atomiche del Governo di Putin?

È giusto che la Russia si preoccupi di un Paese che sceglie di guardare a Ovest ma non hanno valore le preoccupazioni dell’Ucraina che confina con una potenza che possiede nel suo arsenale più di 6000 testate nucleari?

La verità è che anche seguendo la ricostruzione contenuta nell’articolo, nel momento in cui il conflitto ha travalicato i confini delle repubbliche separatiste la Federazione Russa si è resa forza imperialista al pari degli USA.

d) piano della minaccia nazista: nelle ultime elezioni, il partito nazionalista di origine neonazista, Svoboda, ha preso il 2.15%.

Si, esiste il battaglione neonazista Azov e altri squadroni dello stesso stampo ideologico, e a sentire Fracassi pure alcuni membri del governo ucraino appoggiano tale infame corrente. Sì, l’Ucraina si colloca tra i paesi in fondo alle classifiche di vari indici, come quello per la libertà economica, di stampa e politica – invito tuttavia a guardare dove si colloca la Russia – quindi non sono di certo un esempio di stato democratico. E’ grave che si stia procedendo ad una sua santificazione in quanto paese aggredito e si stia valutando una sua candidatura come membro dell’UE.

Tuttavia, pure questo è solo un pretesto per giustificare una guerra come “inevitabile”, mascherarla come azione necessitata per contrastare il male assoluto. E’ poi tremendamente ironico che a vestire i panni di “liberatore” sia l’erede della – per fortuna sconfitta – URSS, di cui Putin va persino orgoglioso.

Anche in Italia esistono partiti nostalgici del fascismo e comunisti, tanti personaggi che simpatizzano per tali nefaste ideologie hanno pure un seggio in parlamento o una poltrona nel governo. La domanda che ci si deve quindi porre è la seguente: quale percentuale di consensi deve prendere un partito neonazista o comunista per legittimare un’invasione da parte di qualche potenza straniera?

e) piano interno: nell’articolo si legge una affermazione forte “In Russia si può ancora fare attività politica senza il rischio di scomparire tra le mura di qualche prigione segreta di un battaglione neonazista.” Sorvolando sui crimini perpetrati da quell’URSS tanto osannata, sui gulag, sulle carestie dovute alle inefficienze di un sistema collettivista, pensiamo alla fine che ha fatto Navalny (e per il quale non ricordo essere stata fatta alcuna pressione per pubblicare un comunicato nazionale), accenniamo – per rendere l’idea di quanto si debba essere sconnessi dalla realtà per sfilare con delle bandiere russe in occasione della festa della Repubblica – al fatto che il leader del Partito Libertario di Russia è stato arrestato e deportato in una località sconosciuta per il solo fatto di essersi espresso contro la guerra, al fatto che in Russia bisogna parlare di “operazione militare speciale” e non di “guerra” (se si viola il precetto sono previsti fino a 15 anni di carcere), al fatto che manifestanti con dei cartelli bianchi siano stati caricati violentemente dalla polizia.

3) La realtà che bisogna accettare è che, pur senza idealizzare le potenze emergenti, un ordine mondiale multipolare conviene a tutti, italiani compresi.

L’imperialismo russo è alimentato proprio dal desiderio di cambiare il cosiddetto “ordine mondiale”. La richiesta di Putin circa il ritiro della NATO dall’Europa orientale può essere un segnale che la Russia potrebbe non fermarsi con l’Ucraina: Polonia, Lettonia, Lituania o Estonia potrebbero essere i prossimi obiettivi.

È molto ingenuo chiedere di smilitarizzare l’Europa dell’Est perché, alla luce delle circostanze attuali questo non farà altro che soddisfare Putin rendendo i paesi dell’Europa dell’Est vulnerabili a future aggressioni.

Il discorso sull’espansione della NATO oscura il desiderio di Putin di dividere le sfere di influenza in Europa tra Stati Uniti e Russia.

I casi della Georgia e dell’Ucraina dimostrano che Putin è pronto a usare la forza (imperialismo!) per influenzare la politica dei paesi che ritiene vogliano lasciare la sfera d’influenza russa.

C) Conclusioni

In conclusione, si può comunque affermare che la NATO non ha nulla di libertario in sé.

Murray N. Rothbard, economista e filosofo nonché principale ideatore delle basi teoriche del cosiddetto anarco-capitalismo, in Anatomy of the State descrive lo Stato come un’organizzazione intrinsecamente violenta, geneticamente programmata a espandersi sempre di più in ogni aspetto della vita economica e sociale delle persone.

Sotto quest’ottica, la NATO non è altro che uno dei tanti artifici con la quale la mano pubblica persegue i suoi personali interessi di autosostentamento, e spesso non sono gli stessi degli individui che assoggetta.

Tuttavia, rifiutandosi di scegliere tra due mali, non c’è forse il rischio di ritrovarsi circondati dal male peggiore? Allora occorre non mettere sullo stesso piano NATO, il modello russo e quello cinese.

Conosciamo il terrore delle persecuzioni degli Uiguri e dei Falun Gong nei gulag cinesi, come le brutali repressioni dei dissidenti nella Russia di Putin. Una loro espansione non rischierebbe di comprimere ulteriormente quelle poche libertà che già abbiamo?

Ad un mondo dove chi critica il Governo rischia di essere arrestato e torturato in carcere, io preferisco un mondo dove, chi vuole, può svegliarsi la mattina e gridare che l’esecutivo fa schifo senza nulla temere, perché riconosciuto come diritto.

Gli errori-orrori della NATO sono visibili ancora oggi a Belgrado come altrove. I libertari vogliono la pace, vogliono un mondo costruito a misura di individuo, vogliono che ogni individuo sia libero di manifestare la propria intraprendenza, le proprie idee, la moralità, nel rispetto del principio di non aggressione.

Posso concludere quindi che la NATO è preferibile ma non auspicabile.

A mio giudizio infatti, la realtà che bisogna accettare è che, pur senza idealizzare le potenze emergenti, un’ordine mondiale multipolare conviene a tutti, italiani compresi, perché ci permette di capire in quale è meglio vivere.

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