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Riflessioni oltre il green pass



Di Simone Esposito Cordani:

Questo scritto nasce da una esigenza di contribuire in maniera, spero costruttiva, al dibattito sul percorso futuro del nostro movimento. Un confronto, a mio avviso, di vitale importanza per le nostre lotte, perché non può sfuggirci la portata epocale e storica della sfida che stiamo vivendo, che non si ferma al green pass, misura che pure ci ha unificato, e tuttora ci unifica, nelle nostre battaglie: dobbiamo quindi elevare lo sguardo, ampliare il respiro, aguzzare il pensiero. Ho perciò provato a condensare in questo testo alcune riflessioni su valori, tematiche e questioni che potrebbero essere al centro del nostro agire, senza alcuna pretesa di essere portatore di verità assolute. Le considerazioni che seguono derivano dal mio percorso di studi giuridici, da letture e dall’esperienza vissuta in questi mesi.

Senza dubbio prioritaria, rispetto a tutte le altre questioni, è la difesa dei supremi valori costituzionali: l’art. 1, sulla democrazia e sulla sovranità del popolo, l’art. 2, sulla preminenza della persona rispetto allo Stato e sui suoi diritti inviolabili. Gli articoli 2 e 3 sulla solidarietà tra gli uomini. L’art. 3 sul ripudio verso ogni discriminazione, sulla incomprimibile dignità della persona, sui diritti sociali. L’art. 4 sulla tutela del lavoro. L’art. 11 sul ripudio della guerra offensiva. Gli articoli (13-21) sulle libertà dell’uomo, da quella personale a quella di pensiero. L’art. 32 sul diritto alla salute e sull’autodeterminazione in ambito sanitario. Gli artt. 33 e 34 sulla libertà di insegnamento e sulla scuola aperta a tutti.

Il nostro movimento dovrebbe caratterizzarsi sempre più come movimento di resistenza costituzionale, contro i soprusi perpetrati dalle pubbliche autorità in questi anni. Un movimento che riaffermi con forza la centralità della persona e della sua autodeterminazione, della sovranità e dei valori solidaristici e democratici. Tutti ci riconosciamo nella Costituzione repubblicana, tutti vogliamo che torni ad essere il faro ispiratore dell’azione dei pubblici poteri e di tutti i cittadini.

Sarebbe opportuno, altresì, concentrare i nostri sforzi sulla tutela dell’individuo contro ogni forma di controllo, tra cui il green pass. L’assetto delineato dalla Costituzione, con il principio personalista (art. 2) e con la sovranità popolare, non tollera alcuna misura di tal genere: è la cittadinanza a controllare il potere, non il contrario.

Le misure di controllo sociale, quando vengono introdotte, sono solitamente giustificate da ragioni di interesse collettivo: un interesse collettivo cui l’interesse individuale dovrebbe sempre cedere, secondo l’imperante leitmotiv. Questa visione non è conforme al dettato costituzionale, che sin dai primissimi articoli assegna la prevalenza alle garanzie e alle libertà dell’individuo. Le esigenze del collettivo, nei casi eccezionali in cui prevalgono, non possono mai annullare la dignità dell’uomo (in tal proposito, emblematico è l’art. 32 Cost.: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”).

In un periodo storico di grave declino degli Stati, sembra sempre più necessaria la riaffermazione della sovranità nazionale, intesa come sovranità popolare esercitata sul territorio repubblicano, come vuole l’art. 1 della Costituzione, e come indipendenza politica nazionale rispetto a indebite ingerenze. Al netto di ogni considerazione economica (di cui ho poca cognizione), a mio parere occorre opporsi alle derive globaliste che alcune élites mondiali vorrebbero imporre e di cui il green pass è figlio prediletto. In questo senso è illuminante la lettura degli scritti di Klaus Schwab, regista del World Economic Forum, il quale più volte auspica la creazione di una “governance globale” per affrontare pandemie, cambiamenti climatici e guerre. Una vera e propria regia mondiale, non eletta da alcuno, che impone al mondo le proprie misure, rendendo inutili e obsoleti Parlamenti, Governi e Carte costituzionali nazionali. Di tale progetto costituirebbe significativa attuazione, per esempio, il potenziamento del ruolo dell’OMS nei confronti degli Stati nazionali nella gestione della pandemie. Una Costituzione si connota per la propria inerenza a una certa nazione; dunque, difenderla da queste ricette globaliste implica difendere la sovranità.

Massima attenzione, a mio avviso, si dovrebbe porre alla digitalizzazione, anch’essa imposta dall’”Agenda 2030” in piena conformità ai dettami del World Economic Forum, ed al centro del PNRR. Una digitalizzazione vista da queste agende, in realtà, non come mezzo di progresso collettivo, ma come strumento per l’arricchimento di pochi (si pensi ai vari Deliveroo, Glovo etc.) e per il controllo sociale (es. green pass). Una digitalizzazione destinata ad aggravare le diseguaglianze e a produrre una grande massa di disoccupati. Una digitalizzazione che non bada ad alcun quesito etico sul rapporto uomo-robot, vista solo nell’esclusiva prospettiva del profitto. Va sostenuto invece un digitale a misura d’uomo e contenuto nella propria espansione, a tutto favore del contatto umano e delle relazioni interpersonali fisiche, necessarie alla persona per il proprio benessere psicologico.

Va insomma rigettata con forza l’idea, propugnata espressamente in maniera delirante nelle opere di Schwab, di una società atomizzata, in cui ciascuno è recluso in casa propria ed è ben felice di esserlo, potendo ordinare il cibo tramite Glovo, guardare un film su Netflix, fare esercizio fisico grazie ad app specifiche, incontrare altre persone in uno schermo di pochi pollici.

Sempre rimanendo al tema della centralità della persona, dovremmo valorizzare l’art. 2 della Costituzione, sui doveri inderogabili di solidarietà. Questi due anni hanno insegnato a noi tutti il valore essenziale della cooperazione e dell’aiuto reciproco: rimanendo chiuso nel proprio ego, nessuno si salva. Si è compreso con estrema chiarezza che l’autosufficienza è illusoria e che ciascuno si arricchisce e completa dal confronto con l’altro. Il movimento dovrebbe quindi essere improntato a una visione solidaristica della società e dovrebbe rafforzare la coesione tra i propri membri anzitutto, ed essere, poi, centro di coesione verso l’esterno, tramite iniziative, campagne di sensibilizzazione, eventi come la Primavera Culturale. Di fronte al crollo dello Stato sociale, si dovrebbe costruire una rete di cooperazione alternativa, anche a livello strettamente locale, ad esempio tramite la costituzione di Gruppi di Acquisto Solidale. Un movimento aperto verso l’esterno, verso settori della società con cui abbiamo ancora dialogato poco, come i lavoratori e, più in generale, i non studenti. Un movimento che potrebbe accogliere anche quanti siano danneggiati dal vaccino.

Il movimento dovrebbe poi farsi paladino della autodeterminazione della persona, specie in ambito sanitario. Essa è tutelata dall’art. 32 Cost., che pone in rilievo il consenso del singolo a un certo trattamento, lasciando sullo sfondo, in secondo piano, l’interesse generale. Il movimento dovrebbe, anzitutto, essere vigile guardiano contro ogni imposizione di trattamenti sanitari introdotta in modo surrettizio, senza far ricorso, come previsto dall’art. 32 Cost., alla legge: una prassi tristemente prodottasi in questi anni. In secondo luogo, il movimento dovrebbe fermamente opporsi a ogni obbligo vaccinale introdotto (in via surrettizia o meno) senza alcuna base scientifica o in spregio al principio di precauzione. Infine, il movimento dovrebbe contrastare qualunque trattamento sanitario obbligatorio che, pur dotato di sufficiente base scientifica, leda la dignità della persona (ad esempio, privando quest’ultima dei mezzi per sopravvivere). Il movimento dovrebbe anche denunciare il perdurante, e scandaloso, sottofinanziamento del settore sanitario.

Ci si dovrebbe poi battere per l’affermazione di una idea di scienza intesa come dibattito scientifico, dove nessuno è detentore di Verità assolute, dove non vige l’ipse dixit e dove ogni esito può essere ridiscusso, se vi sono dati oggettivi per farlo. Un dibattito scientifico serio, poggiato su dati e non su mere opinioni o sull’irrisione del nemico.

Come ci ha insegnato la triste esperienza di questi anni, si dovrebbe, infine, affermare con forza la essenziale necessità di un’informazione veramente libera e plurale, in cui tutte le voci sono rappresentate, e in cui le fonti delle notizie sono attentamente vagliate. Si dovrebbe contrastare ogni censura (sia nel cartaceo che nel digitale, come accade su Facebook o YouTube) e ogni lista di proscrizione. Ci si dovrebbe opporre ad ogni reductio ad Hitlerum, che sia rivolta ai cosiddetti “no vax” o ai cosiddetti “filorussi” o a qualunque altra categoria. In definitiva, sarebbe opportuno promuovere una comunicazione responsabile, pacata e gentile nei toni, aperta a opinioni differenti.

Una considerazione conclusiva. Il confronto sui temi produrrà inevitabilmente diversità di vedute, incomprensioni e, talvolta, anche dissidi fra noi: questa è l’essenza dello scambio di idee. Fondamentale sarà non perdere mai di vista l’esserci trovati insieme a combattere inique misure e l’essere accomunati da una forte, tenace e inesauribile sete di giustizia. La strada che ci attende sarà dura e impegnativa. Dobbiamo perciò far bagaglio delle nostre idee ed esperienze, con coraggio e consapevolezza.

2 commenti su “Riflessioni oltre il green pass”

  1. Sono d’accordo cari meravigliosi studenti contro il gpass….io vi ho già scritto…sono una mamma…ho cinque ragazzi, che la pensano come voi, ed ogni volta che leggo un vostro post mi emoziono perché so quanto avete sofferto, discriminazioni e umiliazioni….Costituzione calpestata….ma penso che se avremo un futuro ” sereno e democratico” sarà grazie a voi.

  2. Una visione pulita, chiara, umana e profondamente valoriale di ciò che ci unisce in questo gruppo e di ciò che dovrebbero essere i nostri incrollabili pilastri di riferimento. Finalmente qualcuno è riuscito a cercare, senza pretese di assolutezza, alla domanda “Dove va il movimento?”.

    Bravissimo, Simone!

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